Aiuti di Stato per il settore auto Pro e contro di una storia già vista Gli interventi sono richiesti dalla crisi economica e dalla voglia di «pace sociale», ma non hanno mai contribuito a risolvere alla radice la sovra-produzione

Fiat va aiutata, oppure la mano pubblica deve restare ferma? Tema complesso. Dunque, l’interrogativo non può avere una sola risposta. Chi è contrario a forme di intervento statale ricorda i robusti sostegni di cui Torino ha più volte beneficiato in passato per uscire da situazioni di crisi e sottolinea come, in realtà, questi sostegni non risolvano la radice del problema. Tanto più che a pagare, sempre, sono stati i contribuenti. Questa volta, però, obietta chi è a favore della stampella pubblica, la Fiat non paga colpe proprie, ma è vittima di una crisi internazionale che ha portato sull’orlo del fallimento l’intera industria dell’auto statunitense e messo nell’angolo molti marchi europei e asiatici. Non soccorrere il Lingotto sarebbe quindi disastroso per due motivi: il settore, indotto compreso, vale 800mila occupati. C’è un problema di pace sociale da salvaguardare. Punto secondo: in mancanza di un coordinamento a livello comunitario, auspicabile ma forse impossibile da realizzare, i singoli Stati, dalla Francia alla Germania fino al Regno Unito, si sono mossi per salvare le proprie industrie. Se non sostenuta, Fiat si troverebbe in una posizione di forte svantaggio competitivo.