Gli aiuti umanitari? Usati per armarsi

Petrolio gratis, centrali nucleari, milioni di dollari a fondo perduto. Per convincere il regime a rinunciare all’atomica le hanno tentate tutte. Con l’Italia in prima fila

Fausto Biloslavo

Aperture diplomatiche, petrolio gratis, l’avvio della costruzione di due centrali nucleari che non servano per le bombe, milioni di euro per combattere la fame, una zona industriale speciale sono stati gli impegni della comunità occidentale a favore della Corea del Nord. In tutta risposta il regime comunista di Pyongyang ha deciso di farsi l’atomica, di mettere alla porta le organizzazioni umanitarie internazionali e di continuare a vessare il proprio popolo.
Proprio l’Italia, sei anni fa, fu il primo Paese occidentale a rompere l’isolamento diplomatico della Corea del Nord, con la visita del ministro degli Esteri, Lamberto Dini, e l’apertura di relazioni diplomatiche. Pochi mesi dopo si recò a Pyongyang, per discutere di rapporti bilaterali, anche il ministro dell’Industria e del Commercio, Enrico Letta, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Con la carota della diplomazia si sperava di far ragionare Kim Jong Il, il satrapo al potere, tenendo conto che nel 1994 era stato firmato un accordo con gli Stati Uniti che evitò un possibile bombardamento contro il nascente sito nucleare nord coreano.
Le autorità comuniste dovevano rinunciare alla bomba atomica ed i Paesi occidentali si impegnavano a costruire due centrali nucleari ad «acqua leggera» per i bisogni energetici del paese. Le forniture gratuite di 500mila tonnellate di greggio all’anno, previste fino a quando non fossero entrate in funzioni le centrali, vennero sospese nel 2002, quando si cominciò a sospettare che i comunisti asiatici continuassero il programma di riarmo nucleare. Il petrolio gratis faceva parte del progetto Kedo (Korean peninsula energy development organization) messo in piedi da Stati uniti, Unione europea, Giappone e Corea del sud per costruire gli impianti atomici ad acqua leggera, al posto delle centrali che hanno prodotto l’uranio per la bomba fatta esplodere ieri.
Il progetto Kedo è andato avanti fino al 2003, con un reattore quasi operativo, quando la Corea del Nord aveva già annunciato l’avvio del progetto di arricchimento dell’uranio. L’aspetto incredibile è che il Kedo venne solo in parte sospeso, ovvero si continuò a mantenere il personale tecnico sul terreno e le strutture in giro per il mondo impegnate nella costruzione delle due centrali. Solo l’8 gennaio gennaio di quest’anno sono stati ritirati tutti i tecnici dal sito di Kumbho nella Corea del nord. Nel frattempo il progetto non è costato poco. L’Europa fino al 2000, aveva già speso 75 milioni di euro e l'Italia ha iniziato a finanziare il Kedo nel 1999 con un contributo di 3 miliardi di lire. Nel 2003 erano pronti altri 20 milioni di euro poi congelati.
Nonostante le intenzioni di Pyongyang di continuare a rincorrere la bomba la Corea del sud varò una politica di apertura. Nel 2004 è stata aperta nella Corea del nord una «zona economica speciale», dove compagnie straniere possono investire, i manager sono tutti sud coreani ed il sistema praticamente capitalistico. Solo i 6000 lavoratori sono nord coreani ed ovviamente i loro salari non vengono pagati direttamente, bensì alle autorità di Pyongyang. Il sospetto è che il regime faccia la cresta per garantirsi una riserva di valuta pregiata che secondo gli Usa ammonterebbe a 177 milioni di dollari e serve ad acquistare armi.
Il ricatto più ignobile dei nord coreani riguarda le vittime della fame e delle malattie provocate da una disastrosa crisi economica, che dagli anni Novanta ha causato la morte di quasi tre milioni di persone. Sostenendo che l’emergenza è finita il regime comunista ha messo recentemente alla porta il Fondo alimentare mondiale, che garantiva la sopravvivenza a milioni di coreani, abolito la vendita libera del grano e reimposto la distribuzione di stato dei generi di prima necessità. Anche le Ong sono state cacciate, compresa l’italiana Cesvi che ha dovuto lasciare Pyongyang all’inizio dell’anno. Il regime vuole ottenere direttamente soldi o carichi alimentari, per poi gestirli a suo piacimento distribuendoli soprattutto agli ufficiali delle forze armate ed ai quadri del partito. L’Italia ha investito a fondo perduto, nella cooperazione umanitaria con la Corea del nord, milioni di euro e nel 2006 sono previsti progetti bilaterali nel campo sanitario, agricolo ed assistenziale per 850mila euro.