«Aiutiamo Genova a svegliarsi»

Rispondo alla lettera aperta del signor G. Del Gaudio che martedì, sul Giornale, ha detto di «voler lasciare Genova a voi che l’avete distrutta». Ho letto una lettera molto interessante e se su molti punti concordo e su altri (minori) un po’ meno, vorrei informarla che l’articolo del lettore C. Kaiser (che lei critica) mi ha fatto un po’ sorridere ma non arrabbiare perché mi ricorda quanto mi diceva un amico che nei primi anni '90 acquistò un immobile nel centro-storico dopo essere stato convinto sulla bontà dell'investimento, dell'aumento del valore dell'immobile nel tempo da un suo conoscente che operava nel settore immobiliare ed oggi che sta cercando di rivendere l'immobile si accorge che l'investimento non fu così valido come aveva pensato.
Ora il signor Kaiser è una new entry e tra sei-otto anni non scriverà più con lo stesso entusiasmo di oggi sul Sestiere della Maddalena soprattutto quando volesse vendere il suo immobile. Però c’è sempre qualche spunto interessante, qualche informazione che non conosciamo e quanto scrivono i lettori è sempre utile, soprattutto quando possiamo essere in disaccordo. Questa dialettica è utile al dibattito sui temi del momento.
Il fatto che Lei abbia deciso di lasciare Genova ha sicuramente delle motivazioni come l'ebbero tanti giovani (di allora... com'ero anch'io) che dagli anni '70 sono in Lombardia e si sono aggiunti ai tanti «liguri della diaspora» (si parla di almeno 45mila persone) che hanno lasciato e continuano a lasciare questa città ed anche questa Regione e che notano che tanti di coloro che sono rimasti vivano un po' come gli uomini del «Mito della Caverna» di Platone e che sembrano non avere quella autonomia intellettuale che avevano imparato alle scuole superiori ma si sono adagiati, quasi narcotizzati ed allineati alle «Verità» che gli vengono propinate dai vari Manzitti e dalle tv locali e questo lo noto in persone che hanno diplomi e lauree. Mi sembrano un po' mitridatizzati od assuefatti allo «status quo», mi ricordano quei «paria» di Bombay che accettano il loro status di «paria» e guardano con senso di colpa i «bramini».
Genova negli ultimi trent'anni si è avvicinata all'India dove però i «bramini» sono i signori della sinistra ed i «paria» il ceto moderato che sembra non aver neanche la voglia di reagire e si limita a sterili lamenti magari dopo aver votato per i «bramini».
Del resto se la sinistra può tranquillamente litigare al suo interno come avvenuto per le nomine recenti, sicura che tanto in questa città bramini erano, bramini sono e bramini saranno e che i paria non riusciranno mai a scalfire il loro potere perché i moderati sono abili nel dividersi e meno abili nel procedere uniti verso un obiettivo, è evidente che ci sono strati sociali prigionieri di paure primordiali per cui ci vogliono interventi psicologici prima che sociali; per fortuna questo avviene di più all'interno della grande Genova e meno nelle Riviere dove la gente abituata od a navigare od a lavorare in altri contesti e quindi a portare notizie di come stia cambiando il mondo dove vivono ed operano rispetto all'immobilismo della città capoluogo, si nota una maggiore vivacità intellettuale; inoltre le persone che vivono nei paesi e nelle cittadine delle riviere vengono a contatto con i turisti del week-end, delle persone che hanno la seconda casa per le vacanze e quindi vivono il confronto con chi arriva da oltre Appennino e non si limitano a ripetersi sempre le stesse cose, sempre tra loro come avviene in certi circoli dove i tavoli, le sedie e le persone sono un tutt’uno e con una sola idea ed un solo simbolo nell'urna a prescindere dalla persona.
Conclusioni. Mi auguro che un profondo conoscitore della «vecchia Genova» come lei, pur da lontano, continui a dare un contributo critico per svegliare tante menti ferme per stanchezza e che devono riprendere a rialzare la testa a cominciare dalle scuole, dove a partire dal bidello «democratico» al preside altrettanto «democratico» ci sia anche qualche genitore e qualche docente... «non democratico» e cioè non di sinistra a contrastare, nel mondo del volontariato ci sia una presenza attiva di «non democratici», negli oratori ci siano accanto ai «cattolici democratici», dei cattolici normali come era fino agli anni ’60 mentre dopo le classi moderate sono state portante in una riserva, in un parco nazionale e se non si reagisce piano piano si finisce in uno stato di anestesia mentale come ben ha scritto don G. Baget Bozzo sul XIX del 15.1.08.
Auguri per il suo futuro e... resti con la mente a Genova magari scrivendo al Giornale perché, come disse una volta Napoleone, «quattro articoli e quattro giornali amici aiutano più di mille baionette».