Aiutiamo il nostro cervello

La demenza colpisce soltanto l'1 per cento dei soggetti tra 60 e 64 anni, ma dal 30 al 50 per cento di quelli con più di 85.É uno dei disturbi più gravi che affliggono gli anziani. Negli USA, 4-5 milioni di persone ne sono affette. La demenza è la prima causa di ricovero tra gli anziani che dal 60 all'80 per cento passano gli ultimi anni in case di riposo. Sul piano clinico questa malattia va differenziata dalla smemoratezza senile benigna , cioè la perdita di memoria dovuta all'età, che deriva dal rallentamento del funzionamento neuronale . Le cause di demenzasono difficilmente distinguibili, in quanto imprecise; molti casi possono essere confermati soltanto dall'esame patologico post-mortem, che generalmente non viene effettuato. Il morbo di Alzheimer e le demenze vascolari probabilmente sono i due tipi più frequenti, comprendendo fino al 90% dei casi di demenza certa. Questi pazienti manifestano un declino stabile e inesorabile della funzione intellettiva nel corso di un periodo da 2 a 10 anni, che culmina con la perdita totale dell'indipendenza e la morte, spesso dovuta a infezioni.
Sintomi precoci della demenza comprendono cambiamenti della personalità, labilità emotiva, compromissione della capacità di critica. I familiari possono riferire che il paziente «non si comporta come al solito» o che sta facendo cose strane (un vedovo avaro spende migliaia di euro in atti di beneficenza discutibili). Si manifestano oscillazioni dell'umore, come depressione ed euforia. I pazienti diventano sempre più irritabili, ostili e agitati, specialmente nelle occasioni in cui si rendono conto del loro deterioramento cognitivo. Manifestano inoltre disorientamento nel tempo e nello spazio, possono smarrirsi anche negli ambienti familiari. Un delirio particolarmente penoso deriva dalla perdita della capacità di riconoscersi allo specchio, il che porta al sospetto che in casa si siano introdotti degli estranei. Anche il vagare può essere un problema significativo, specialmente se i pazienti cercano di ritornare agli ambienti familiari, che possono non esistere più.
Vivere a lungo non sempre significa vivere bene. L'allungamento della vita infatti, porta con sé anche il progressivo invecchiamento. Si stima che nei prossimi 30 anni, le persone di età superiore a 55 anni saranno il 46% della popolazione e si moltiplicheranno le patologie neurodegenerative tipiche dell'invecchiamento: demenza e Alzheimer nei casi più gravi, ma più frequentemente riduzione della capacità di attenzione, concentrazione, memoria, ragionamento, calcolo, logica. La chiave per la diagnosi di demenza è una anamnesi accurata: è necessario ottenere dai familiari informazioni sul tipo di deterioramento, sulla data di esordio e sulla modalità di decorso. Nel corso della vita sono molti i fattori che incidono sulla salute del nostro cervello. I fattori protettivi importanti sono una dieta sana, una ricca rete sociale, attività mentale e fisica. Occorre assumere nuovi e più sani modelli di educazione e promozione della salute, improntati su nutrizione, gestione dello stress ossidativo e infiammazioni, ormoni, sonno, relazioni interpersonali. Vitale anche il pensiero positivo. É possibile intervenire a tutte le età per acquisire salute attraverso la conoscenza e la messa in pratica di strategie e tecniche per promuovere una sana longevità di mente e cervello. Dal 22 al 24 settembre in tutta Italia una rete di punti informativi gratuiti allestiti dall'Associazione non profit di neuropsicologi «Assomensana», illustreranno le basi dell'ecologia mentale e cercare di mantener sana la propria mente. La ginnastica funziona anche per il cervello.