Aiuto, è in arrivo un altro Ferguson

Nel vasto mondo dei figli d'arte, pochi hanno la possibilità reale di dimostrare la propria bravura indipendentemente dall'eventuale aiuto dei loro illustri genitori. Ma è ora possibile dire che Darren Ferguson, 37 anni, è un allenatore vero e non più «solo» il figlio di Alex: arrivato sulla panchina del Peterborough United nel gennaio del 2007, due anni dopo già festeggia la seconda promozione consecutiva. Dalla League Two (quarta serie inglese) alla League One lo scorso anno, e alla Championship, l'equivalente nobile della nostra serie B, l'altro giorno, superando nel testa a testa un'altra squadra che puntava al doppio salto, l'MK Dons allenato dal luglio 2008 da Roberto Di Matteo.
Ferguson junior ha una storia variegata, raccontata sempre con apparente onestà. Iniziò come giocatore, centrocampista anche Under 21 scozzese con più polmoni che visione di gioco, e infatti proprio come sostituto dell'infortunato maratoneta Bryan Robson giocò le prime 15 partite nella vittoriosa stagione 1992-93 del Manchester United. Passato ulteriormente ai margini dopo l'arrivo di Eric Cantona, due anni dopo andò al Wolverhampton Wanderers, poi Sparta Rotterdam in prestito e Wrexham dal 1999 al 2007. Lasciò il club gallese, dal quale era stato snobbato due volte in pochi anni quando si era aperta la possibilità di allenare, proprio per andare al Peterborough United, il cui soprannome (Posh, che in inglese indica chi appartiene o aspira alla nobiltà) suscitò sorrisi: da un lato perché la parentela illustre di Darren lo elevava a livello di nobiltà calcistica, dall'altro perché Posh Spice era il soprannome di Victoria Adams in Beckham, divenuta a giudizio di Alex Ferguson un elemento di disturbo nella vita del marito David, anni prima.
Darren ha sempre cercato di distinguersi dal padre, ma solo quando vuole far capire di non avere avuto aiuti nella sua carriera: «Sarei molto contento di diventare esattamente come lui come tecnico - disse qualche mese fa -. A volte gli chiedo consigli, però sa che sono una testa dura...». Certamente, se mai dovesse in futuro allenare un proprio figlio, saprebbe cosa non fare: «Quando nel 1994 gli dissi che volevo essere ceduto ci rimase male, ma parlando con me si rese conto di avere commesso qualche errore nel gestirmi, ad esempio quando una volta disse nello spogliatoio “oggi Darren non gioca, sua madre mi ucciderà”».
A detta di un suo giocatore, Aaron McLean, Ferguson junior ha dato al Posh un'organizzazione mai vista prima, chiedendo ai giocatori di assumersi responsabilità pari allo stipendio e al privilegio di giocare, ed esortandoli a crescere senza avere paura. E questa seconda salita si sposa ora perfettamente con le ambizioni del presidente del Posh, Darragh MacAnthony, 33enne immobiliarista irlandese che punta a portare in Premier League questa squadra che gioca in una città di circa 160.000 abitanti situata a nord di Londra. Peccato solo che la reputazione di Ferguson abbia una macchia: lo scorso anno venne arrestato per aggressione ai danni della ex moglie, per un alterco avvenuto proprio di fronte a casa di Sir Alex. E se ne vergogna tuttora, come è giusto: perché fin che Alex fa la messinpiega ai propri giocatori urlando loro in faccia siamo nel campo della gestione dei giocatori, ma questo è troppo...