Aiuto, c’è un fantasma al museo A Napoli arrivano i Ghostbusters

Napoli«Questi fantasmi» al Museo archeologico nazionale di Napoli. Eduardo e la sua celebre Commedia non c'entrano con la «visione» avuta dall'architetto Oreste Albarano, inviato in missione a Napoli dal Ministero per i Beni Culturali, per la ristrutturazione di un'ala dell'Archeologico, uno dei siti più importanti e visitati nel mondo.
L’«apparizione» non è stata, diciamo così, diretta, nel senso che l'architetto Albarano ha notato il fantasma dopo avere ingrandito una delle foto appena scattate con la digitale all'interno del cantiere dove stava facendo il punto della situazione sullo stato di avanzamento dei lavori. «Ho sgranato gli occhi quando sul computer mi sono accorto di una figura che ad occhio nudo mentre scattavo la foto non c'era» spiega il dirigente dei Ministero dei Beni culturali. Al «suo» fantasma, Albarano ha dato un nome: l'ha chiamata Caterina. «Perche? non so: è il primo nome che mi è venuto in mente. Sembra una bambina, con una borsa e la gonna a balze». Ha chiamato un’equipe di esperti del soprannaturale, tra i quali studiosi e docenti universitari, a settembre dovrebbero arrivare a Napoli e dare la caccia a caterina. Praticamente Ghostbusters.
Napoletano ma rimasto a Napoli solo per pochi anni, Albarano si dice un sostenitore dei Borbone, rivendica la sua «napoletanità» e sogna un rilancio dei beni culturali di tutto il sud, «perchè basterebbero quelli per far vivere bene tutto il popolo del meridione». Ai fantasmi non credeva, «adesso un po' ci credo, come vogliamo chiamarla quella figura, che sembra uscita dal primo Novecento, con i capelli a boccoli che scendono sulle spalle e la borsa stretta a se». Non è la prima volta comunque che succede. Cinque anni fa al cimitero dei Colerici, chiuso e abbandonato, un visitatore scattò una foto per poi ritrovarsi stampata anche lui la sagoma di una bambina vestita con abiti ottocenteschi.
Albarano esibisce qualche prova sull’esistenza del «fantasma» o comunque di un «monaciello» figura molto più popolare a Napoli, abituata a prendersi gioco degli abitanti delle case che frequenta con piccoli dispetti. Prima della scoperta fotografica, l'architetto Albarano aveva sentito i suoi operai lamentarsi per alcuni fatti strani avvenuti nel cantiere. Secchi pieni d'acqua sistemati in un luogo e mai più ritrovati.
«O’ monaciello» potrebbe essere «incriminato» per un episodio ben più grave avvenuto al Museo archeologico nazionale. La rottura (vera) di due pregiatissimi vasi ossidiani in vetro di età pompeiana di valore inestimabile, poggiati su una mensola, situata all'interno di una vetrinetta. Lo scorso mese la mensola si è sganciata e i due vasi sono andati in frantumi cadendo su un pavimento antico anch'esso rimasto danneggiato. Il valore dei due vasi è di sei milioni di euro cadauno. La direttrice del Museo, Valeria Sampaolo invece è seccata: «Sono notizie prive di qualsiasi fondamento, pura fantasia» taglia corto.