Aiuto, la sigaretta è maschilista A lei fa danni cinque volte di più

Cinque a uno. A pensar male, c’è da credere che finalmente l’uomo abbia messo a punto la più subdola, la più raffinata, la più letale delle armi contro il nemico storicamente più ostico, la donna. Come tutte le grandi idee, anche questa stava lì, appoggiata sul comodino: la sigaretta. Incredibile: una fumata da lei equivale a cinque fumate da lui. E dire che fino a pochi decenni fa era proprio l’uomo a vietare che la donna si avvicinasse all’arma. A pensar male, sembra che invece lui abbia finalmente capito: da anni ha concesso il via libera, anzi ha viscidamente incoraggiato il nemico ad una finta emancipazione, ad una fasulla parità di costumi, come il ragno che tesse la sua tela. E lei, garrula, c’è cascata.
Eccolo qui il risultato, nudo e crudo, provato scientificamente dall’ultimissima ricerca, guarda caso presentato da una donna al congresso di cardiologia che si sta tenendo a Parigi. Secondo la professoressa Elena Tremoli, dell’università di Milano, quanto a danni sul cuore una sigaretta fumata dalla donna equivale a cinque fumate dall’uomo. Quando lui ha finito un pacchetto, lei ne ha vuotati cinque. E si sente pure migliore.
L’indagine presentata al congresso ha preso in esame 1694 uomini e 1893 donne di cinque Paesi europei, Italia compresa. I risultati sono spaventosi: «Rapportando il numero delle sigarette fumate e la progressione delle malattie cardiovascolari, i danni sulla donna sono cinque volte superiori». Purtroppo, le donne si offrono ignare a questo flagello, forti di una presunta forza innata che però è a termine: «Le donne sono naturalmente protette contro le malattie cardiovascolari, ma solo prima della menopausa. Questo le porta da giovani ad avere meno attenzione ai fattori di rischio. Quando l’età avanza, i danni sono inevitabili». La conferma: «La malattia cardiovascolare sembra appannaggio degli uomini fino ai 55-60 anni, poi per un periodo i due sessi si equivalgono, ma intorno ai 75 anni le proporzioni si invertono». E questo perchè? Secondo il professor Roberto Ferrari, la donna è causa del suo male: «Il cedimento non dipende solo dal venir meno della protezione ormonale con l’arrivo della menopausa, ma anche dagli stili di vita sbagliati che le donne tendono ad assorbire dagli uomini, come alimentazione scorretta ed eccessiva, sedentarietà, stress...».
Sembra una diabolica nemesi: dopo aver rincorso per secoli la parità dei sessi, la donna scopre di averla raggiunta prima in un settore molto poco esaltante, la salute. La convinzione è che lei si sia conquistata con molta fatica stili di vita goderecci e disinibiti. Ma la sensazione, a questo punto, è che con lucido disegno criminoso l’uomo glieli abbia volutamente inoculati. E purtroppo non ci sono più margini di recupero, per lei. Indietro non si torna. Più si emancipa, più va verso l’autodistruzione. I ricercatori: «Tra i maschi il livello di istruzione, cioè di saggezza, è inversamente proporzionale al degrado delle arterie: più hanno studiato, meno sono ostruite. Tra le donne, è il contrario: più sono evolute, più le loro arterie sono ostruite».
Avanti così, sempre più libere e sempre più maschie. Una corsa trionfale. Nel settore fumo, la parità dei sessi è certificata anche numericamente: in Italia, 5,2 milioni sono le fumatrici, 5,9 milioni i fumatori. Ma attenzione: la tendenza, che come sempre conta davvero, non lascia margini a dubbi. Le donne che hanno smesso sono 2,6 milioni, gli uomini 3,9 milioni. Questo significa che prestissimo ci sarà il sorpasso, e davvero a quel punto si dovrà dire che la sigaretta è donna. Come appartenenza e come desinenza. Ma nell’animo, sotto il più riuscito dei travestimenti, ferocemente maschilista.
Attenzione, donne all’ascolto: ormai c’è anche la prova scientifica. Quando lui, spossato e beato, occhi da triglia lessa, dopo aver fatto i suoi porci comodi, allunga il braccio per accendersi una bionda, che amabilmente vi offre pronunciando con voce melliflua la fatidica parola chiave, «sigaretta?», è quello il segnale della trappola. Mimetizzato da complice devoto e grato, non vi sta dedicando un gesto di tenerezza: sta pensando a un nuovo rapporto. Cinque a uno.