Ala sinistra? No, Edoardo è libero

MASSIMILIANO LUSSANA So per certo che il discorso di Silvio Berlusconi a Vicenza davanti alla platea Confindustriale e la polemica con Della Valle, mi ha arciconvinto, entusiasmato. Credo che, in quel momento, sia iniziata la vera rimonta elettorale della Casa delle libertà. E credo di sapere altrettanto per certo che quel discorso - tanto è piaciuto a me - tanto poco è piaciuto a Edoardo Garrone, presidente del gruppo Erg, che non ha gradito i toni dell’ex presidente del Consiglio davanti, fra gli altri, a due commissari dell’Unione Europea. Eppure, chi dipinge Edoardo come un «comunista», come un imprenditore con il portafoglio a destra e il cuore a sinistra, non ha capito nulla. Così come non avevano capito nulla quando provarono a lanciarlo come candidato sindaco di Genova per l’Unione. Semplificazioni di carta. Straccia.Lo scorso anno, proprio di questi tempi, proprio al Giornale, Edoardo spiegò che la gentile offerta del centrosinistra era effettivamente arrivata («me ne parlò l’allora segretario regionale diessino Mario Margini, prospettandomi l’ipotesi di candidatura al collegio 10 della Camera»), seguita da altrettanto gentile rifiuto. Con parole che suonavano pressappoco così: «Faccio un lavoro che mi appassiona, dedico la mia attività istituzionale a Confindustria e, se mai dovessi decidere di candidarmi a sindaco, correrei da solo. Non come esponente di uno schieramento». Più chiaro di così. Oggi, Edoardo ribadisce alla virgola la sua posizione di allora. E dimostra come si possa fare politica - anzi, politica molto più politica di quella di molti che si candidano - anche senza entrare ufficialmente in politica. L’occasione è la presentazione dei bilanci e delle strategie della Erg in una Valencia dove si respira vento e aria genovese. Merito di Edoardo, certo. Ma anche merito di suo fratello Alessandro, amministratore delegato della società, che insieme a lui ha portato il titolo e i conti a ottimi risultati. E di Giovanni Mondini, il cugino, che della società che in Italia è sinonimo di petrolio ed energia è il vicepresidente.Una generazione di figli che è stata capace di non far rimpiangere nonno Edoardo e papà Duccio, con il quale mille volte abbiamo incrociato e incroceremo le spade dialettiche su questioni sampdoriane, ma che sarebbe folle non indicare come il miglior imprenditore genovese della sua generazione, quella successiva alle vette degli Angelo Costa. Il più lucido, il più metodico, il più generoso nei confronti di Genova. Altro che «braccino corto»! Certo, lo stesso Riccardo è, a tratti, il più ruvido. E, su certe questioni, il meno flessibile. A volte mal consigliato. A volte danneggiato suo malgrado da tristi laudatores che lo elogiano a prescindere solo per lucrare qualche vantaggio, maschere tragiche della miseria umana. Comunque, non esente da difetti. Ma, comunque, il più bravo, generoso e capace imprenditore genovese. Questo è Duccio.Ecco, Edoardo e Alessandro - con tutti i loro limiti e con le differenze di sfumature che abbiamo su mille questioni - sono degni continuatori dell’opera del loro papà. Capaci anche di circondarsi di collaboratori all’altezza: i vertici delle varie società della Erg, ad esempio, sono di prim’ordine; la struttura della comunicazione guidata da Alessandro Castiglia e con la collaborazione di Alessandra Mariotti, idem; persino le persone che circondano da vicino Edoardo, dalla sua assistente Francesca Campora a Marco Semino, sanno abbinare efficienza, dolcezza, educazione e mancanza assoluta di arroganza. Un po’ come Luca Lubrani nella Sampdoria. E scrivo questo non certo per fare elogi gratuiti. Ma mirando i nomi. Perchè, spesso, una persona è anche le persone di cui si circonda. Oltre ad avere a che fare con belle persone, Edoardo ha anche delle belle idee. Ad esempio quelle sul Nimby, la sindrome per cui qualsiasi opera si può fare, ma non nel giardino del proprio vicino. Si tratta, ad esempio, del concime con cui nascono ovunque comitati. Si tratta, ad esempio, del «partito del no», denunciato spesso dall’ex ministro azzurro delle Attività Produttive Claudio Scajola, che a Civitavecchia blocca la centrale a carbone; a Brindisi il rigassificatore e in Puglia e Sardegna l’eolico. Il tutto mentre Prodi proponeva di alimentare l’Italia con il solare, salvo poi correggere l’abbaglio dopo che i suoi tecnici gli hanno fatto notare che non si può. Quel «partito del no» che spessissimo il centrosinistra e raramente ma non mai il centrodestra, si sono coccolati in seno.Fuori dalla finestra del circolo che ospita la conferenza stampa, una raffica di fuochi d’artificio festeggia i neosposi di Valencia. Dentro, a fare i tric-a-trac dialettici è il presidente della Erg che chiede una politica energetica che porti l’Italia al livello dei concorrenti europei. Politica che si può riassumere in tre punti: «più liberalizzazioni, più metanodotti, più rigassificatori» e nel superamento del no pregiudiziale a qualsiasi realizzazione, colpa anche del «federalismo pasticciato fatto dall’Ulivo nel 2001» (ma non gli piace nemmeno quello della Casa). «Abbiamo un drammatico bisogno di investimenti», ruggisce Edoardo e gli fa ancor più male dirlo in terra spagnola, esempio vivente di straordinario sviluppo. Quello sviluppo che l’Italia non è stata in grado di rincorrere. Anche se in alcuni settori sarebbe stato a costo zero: «Nell’energia, ad esempio, non servono danari pubblici. Non chiediamo nemmeno un centesimo».Del Nimby e del fenomeno che fa spuntare i comitati come funghi ha iniziato a occuparsi due anni fa anche Giovanni Mondini; oggi Garrone chiede un impegno della stampa per non fomentarli e propone un modello di convivenza per cui chi accetta insediamenti particolari sul suo territorio venga premiato, magari con sgravi fiscali: «Un nuovo rapporto aziende produttrici-popolazione che, ovviamente, non è uno scambio fra salute e denaro». Non basta. Edoardo rompe anche il tabù nucleare: «Occorrerà, almeno, perlomeno, riavviare le partecipazioni previste in altri Paesi». E sillaba. Al-me-no, per-lo-me-no.Riassunto: «Non è possibile dire no sempre e comunque a centrali energetiche di qualsiasi tipo, impianti di termovalorizzazione dei rifiuti, grandi infrastrutture. Così si rischia che si fermi il Paese». Non è destra, non è sinistra. É buonsenso.Se questo è un «comunista», lo sono anch’io.