Alagna cambia idea: «Voglio tornare vincitor»

Sabrina Cottone

da Milano

La precipitosa fuga di Radames dalla Scala finisce davanti a un piatto di pasta al Prima Fila, storico ritrovo del dopo teatro milanese. Roberto Alagna non è pentito neanche un po’ di avere abbandonato il campo il dì della pugna, e subito dopo la prima aria dell’Aida. Il velluto viola della giacca, gli occhi tristi e l’accento francese gli danno l’allure da divo persino con le gambe sotto il tavolo: «Non tornerò mai più alla Scala. Non sono mica un masochista, io. Mi cercano da tutti i teatri del mondo, per fare Radames ho cancellato una produzione nuova al Covent Garden di Londra...». Il giorno dopo cambia musica. «Il 14 Roberto Alagna ritorna vincitor» annuncia dopo aver smaltito il trauma del «buuh» e minaccia addirittura di far causa alla Scala se non gli daranno libero accesso al palco.
In ballo ci sono i vincoli del contratto, le penali con il teatro e anche i diritti tv per il dvd. Insomma, il multicorde tenore è deciso a tornare al Piermarini. Si stupisce del silenzio del sovrintendente, Stéphane Lissner: «È tutto il giorno che cerco di parlare con la Scala ma non mi risponde nessuno. Comunque, il contratto dice che io devo cantare e giovedì mi presenterò. Se non mi fanno cantare, li denuncio».
La sera prima, appena scappato dal cospetto di una sbigottita Amneris, è un altro film. Ha una gran voglia di parlare, di spiegarsi. Scatta l’invito a tavola per rivendicare l’artisticità del suo gesto: «Pensano che io abbia perso la testa, invece ero calmissimo. Ho sentito il buuh, ho salutato il pubblico e me ne sono andato. Avevo detto che se fossi stato contestato, l’avrei fatto». Scherza: «Ieri notte ho sentito Franco Zeffirelli e abbiamo chiacchierato del fatto che bisognava far parlare di Aida. L’ho accontentato». Che cosa c’è di meglio di essere fischiato come la più celebre delle star? «Finalmente si parla del tenore e non del ballerino. Bolle è bravo, ma questo trionfo è esagerato e lo sa anche lui. Il suo balletto è una passeggiatina in confronto al mio ruolo: devo cantare tre ore e mezzo». Programmi per il futuro? «Farò di tutto per convincere mia moglie (il soprano Angela Gheorghiu, ndr) a non fare Traviata. Adesso la raggiungo a Porto Rico».
Invece è rimasto bloccato nel suo albergo milanese, a intonare melodie diverse da domenica sera, quando giurava: «Alla Scala non vengo più, non è un teatro per me. Da dieci anni non canto alla Scala perché avevo litigato. È chiaro che qualcuno ha pensato: se fanno un trionfo ad Alagna, è un affronto per altri. Sono i soliti critici, dicevano che non ho voce prima ancora della generale».
Distratto dalle sirene di Pippo Baudo? «Sì, è vero, parteciperò a Sanremo, ma rendo un servizio alla lirica perché parlando di me si parla anche dell’opera». La sua certezza è che «in Italia nessuno parla dei cantanti, alla Scala per tanti anni è stato persino vietato applaudirli! C’è stato un Rigoletto in cui non si poteva battere le mani. È normale avendo avuto un artista come Riccardo Muti, che puntava tutto sulla direzione oscurando le parti individuali. Non voglio parlar male di lui, per carità, che ha subito un affronto ancora più grave del mio da parte dell’orchestra».
Racconta di sé come di un amante sconvolto da un infame tradimento: «La sera della prima non ho avuto neanche un momento di paura, volevo dare tutto il mio cuore per questo ritorno e invece... Non sono pentito di essere andato via dal palco ma di essere tornato a cantare alla Scala dopo dieci anni». Si sente vittima di un’ingiustizia che assume i contorni del complotto: «Domingo è stato contestato per un calo di voce, Pavarotti e la Ricciarelli per una stecca. Ma perché contestare me che ho proposto una lettura poetica nuova? Sono un artista, ho grande sensibilità e appena si è aperto il sipario ho sentito l’ostilità della sala. Sono convinto che il secondo tenore fosse pronto a sostituirmi, faceva vocalizzi da due ore».
Si aspettava di essere richiamato sul palco e invece nulla, silenzio: «Non ho sentito nessuna persona dispiaciuta tra il pubblico, hanno continuato ad ascoltare l’opera come se niente fosse. A Parigi, perché avevo lasciato un Trovatore, l’opera non era neppure potuta iniziare. Se paghi un biglietto per ascoltare quell’opera, è perché ti interessa il cantante. Se anche solo una persona dal pubblico avesse detto: “voglio Roberto”, sarei tornato». Ieri qualcuno deve aver insistito abbastanza da convincerlo a cambiare copione. «Roberto Alagna ritorna vincitor!» declama adesso che la Scala di lui non vuol più sentir parlare. Non è detto che sia l’ultimo atto.