Alagna: la Scala non mi merita io e mia moglie ce ne andiamo

Il tenore arrabbiato per le critiche e per il trattamento

Piera Anna Franini

da Milano

L’Aida è stata promossa pressoché a pieni voti dal pubblico sollevando, però, qualche riserva fra i critici. Uno scollamento classico, scontato, ma non da tutti metabolizzato. Ad esempio dal tenore Roberto Alagna, guerriero in Aida (vestiva i panni di Radames) e nella vita. A fronte di «buuu» dal loggione risponde: «Chiariamo anzitutto che era uno solo e sono sicuro che era preparato. Comunque la cosa non mi riguarda, considerato che tra un po’ taglio la corda».
Come? E le sette repliche?
«Ho deciso che ne farò solo quattro compresa quella da cui si trarrà il dvd, ci sono soldi in ballo quindi voglio essere corretto. Ma poi me ne vado, che si ascoltino gli altri Radames».
Sta dicendo che rompe con l’Aida scaligera?
«No. Dico che sto rompendo con il Teatro alla Scala».
E la programmata Manon Lescaut?
«Niente da fare».
Cosa è successo?
«Qui i professionisti sono manipolati. Io do il cuore e il sangue quando canto. Con quale risultato?».
Può essere più preciso?
«Mercoledì ho ricevuto felicitazioni da tutto il mondo, subito mi è stato chiesto di fare Aida al Covent Garden, a Barcellona e a Madrid. A Milano la critica è stata inclemente: è manipolata. Ho fatto il si bemolle acuto poi ribadito all’ottava sotto, quindi ho aggiunto una frase, e questo è passato inosservato. Non s’è parlato del lavoro minuzioso sul fraseggio, non s’è parlato del colore della mia voce e del pathos. Sono state scritte cose generiche e senza spiegazioni critiche».
Ma il pubblico...
«Il pubblico della Scala è intimidito, mi ricorda il timore ad esprimersi liberamente tipico dei Paesi dell’Est di un tempo. Qui a Milano il pubblico ha ricevuto un lavaggio di testa per anni e non riesce ad essere se stesso».
Cosa le ha detto Lissner?
«Era al settimo cielo».
E Chailly e Zeffirelli?
«Anche. Zeffirelli, con le lacrime agli occhi mi ha detto “come puoi cantare così?”. E Chailly mi ha assicurato che la mia lettura è nuova, mai sentita».
Chiude con la Scala ma non con gli artisti, dunque.
«Ma figuriamoci, con Chailly c’è un feeling perfetto. Non ci sono progetti ma li accoglierei subito».
Cosa dice sua moglie, il soprano Angela Gheorghiu, di questa sua decisione?
«Probabilmente anche lei non canterà più alla Scala».
Neanche Traviata?
«Già».
In sala c’era il suo Radames idolo, ovvero Carlo Bergonzi. Cosa vi siete detti?
«C’era? Non me l’hanno detto. S’è scritto di tutti, di starlette, e Bergonzi non viene neppure citato».
Insomma, una prima scaligera da dimenticare.
«Compresa la cena. I cantanti erano stati fatti accomodare in una saletta, in disparte. Io sono andato da Lissner e ho manifestato il mio disappunto, così mi hanno ammesso al tavolo dove sedevano Zeffirelli, Chailly eccetera».
E gli altri artisti?
«Sono rimasti dov’erano».