Alba di fuoco su Tripoli Un blitz per eliminare Gheddafi

Ieri è partito l'attacco, raid francesi e inglesi, poi pioggia di missili dalle navi Usa: distrutti carri armati, blindati e difese aeree. <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/a.pic1?ID=512659" target="_blank">All'alba bombardata Tripoli, bloccato rimorchiatore con italiani a bordo</a></strong>. Il Colonnello, che minaccia di colpire obiettivi civili nel Mediterraneo, è chiuso in un bunker protetto dai suoi fedelissimi, ma snidarlo non è impossibile

«Tagliare la testa al serpente», eliminare Gheddafi, è una opzione militare che non è stata espressamente approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma una interpretazione «estensiva» la rende praticabile. Anche perché esistono precedenti in materia. Basta pensare al tentativo di uccidere Saddam Hussein con un attacco aereo-missilistico all'alba della Seconda Guerra del Golfo del 2003. Per non parlare del tentativo di uccidere proprio Gheddafi, sempre con attacco aereo, nell'era Reagan e quello solo missilistico tentato da Clinton contro Bin Laden. E ci sono anche state operazioni «non ufficiali».

Dunque cercare di far terminare il conflitto con un unico «golden strike» è una delle ipotesi sul tappeto. E gli strumenti tecnici per realizzarla sono già pronti e sono decisamente superiori a quello di cui disponevano gli Stati Uniti nel 2003. Non c'è bunker che tenga contro i nuovi sistemi d'arma approntati per aver ragione delle difese iraniane, nord coreane e a suo tempo irachene. E poi non è neanche detto che occorra colpire dal cielo, potrebbe anche esserci un «tradimento» tra i fedeli del Colonnello (ispirato da bravi suggeritori) proprio nell'imminenza della guerra contro…tutto il mondo. A dispetto della parossistica attenzione che il Rais dedica alla sua sicurezza.

L'elemento interno è anche cruciale per ottenere quella intelligente sugli spostamenti e la posizione di Gheddafi indispensabile per organizzare un attacco di successo. Solo che un tempo serviva una precisione di pochi metri e un paio d'ore di "finestra", oggi ci si può accontentare di una manciata di minuti.
Tuttavia è più probabile che si proceda con la imposizione della famosa no fly zone, per quanto l'aeronautica di Gheddafi sia tutt'altro che decisiva nel contesto della guerra civile, contrariamente a quanto viene riportato dai media. Gheddafi può contare su un paio di dozzine di aerei da combattimento e forse altrettanti elicotteri, la cui efficienza operativa continua a scendere. Quindi anche l'annuncio della "chiusura" dello spazio aereo libico è solo una misura politica, che comunque rende possibile alla difesa aerea del colonnello (o meglio, al poco di essa che ancora funziona) di considerare come ostile qualunque velivolo entri nello spazio aereo libico e non risponda alla richiesta di identificazione (IFF).

Già, la difesa aerea. Anche se da qualche parte si è detto che si può procedere a imporre la no fly anche senza una campagna di soppressione delle difese aeree (Sead). In realtà non sarebbe prudente correre dei rischi quando se ne può fare a meno. E le operazioni sead includeranno una combinazione di attacchi aerei e lanci di missili da crociera dalle unità di superficie e dai sottomarini statunitensi (forse anche britannici) che sono già a distanza di tiro. Il vantaggio dei missili è che possono colpire senza esporre gli equipaggi dei velivoli alla reazione della contraerea, che sarà comunque risibile. Quanto ai bombardamenti tanto voluti dalla Francia, una lista dei bersagli è già stata preparata e riguarda obiettivi strategici come centri di comando, basi aerei, rete di comunicazione, installazioni primarie militari.

La no fly zone poi dovrà necessariamente essere estesa gradualmente, visto che i mezzi necessari per «coprire» anche solo l'intera fascia costiera più popolata del paese non sono ancora in posizione. Si può partire da Misurata e Bengasi, con la neutralizzazione delle basi aeree intorno a Tripoli. Se le cose andassero per le lunghe sarebbe logico prendere il controllo di un qualche aeroporto militare libico e spostare li una parte degli assetti aerei alleati, che potrebbero a quel punto fornire anche quel supporto aereo tattico ravvicinato (cas) che gli insorti hanno chiesto disperamene in questi giorni. Ed è questo che potrebbe cambiare le sorti del conflitto.