Albanese ucciso: la polizia arresta quattro italiani

Uno gestiva il bar di famiglia, un altro faceva parte di una cooperativa per il recupero di ex detenuti. Entrambi sono finiti in manette con l’accusa di omicidio premeditato e tentato omicidio. Secondo gli investigatori della Mobile di Roma che li hanno arrestati, facevano parte del gruppo che la notte del 16 maggio scorso fece irruzione in un bar di via Gattinara, a Montespaccato, e aprì il fuoco contro due albanesi. Uno di questi, Zef Nikolli morì all’istante, l’altro, Marjan Fishta, rimase ferito alla schiena e dopo pochi giorni sparì dalla circolazione fuggendo dall’Aurelia Hospital dove era ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Dopo quattro mesi di indagini gli investigatori sono riusciti a individuare i presunti autori di quel fatto, ma molti aspetti della vicenda devono ancora essere chiariti. Primo tra tutti il movente che ha armato la mano di due dei quattro componenti del commando. Quella notte di maggio gli uomini della Mobile iniziarono a battere le piste della droga, della prostituzione. I due albanesi erano appena tornati a Roma da Barcellona. Qualche giorno prima dell’omicidio - ha spiegato il capo della Squadra Mobile, Vittorio Rizzi - fuori un bar di via Cornelia (che dista dal luogo del delitto poche centinaia di metri) un ragazzo era stato accoltellato. Indagando su questo episodio la polizia è riuscita a risolvere il caso dell’albanese ucciso. Tra i soccorritori dell’accoltellato di via Cornelia, c’era anche un suo parente, Antonio B., di 31 anni, gestore del locale. I motivi dell’accoltellamento non sono mai stati accertati, ma gli investigatori hanno appurato che la vittima dell’aggressione conosceva una delle vittime dell’agguato di via Gattinara e che la notte della sparatoria Antonio B. era in compagnia di tre persone. Quando ha fiutato l’aria, l’uomo ha staccato il cellulare e ha cambiato abitudini. Così hanno fatto anche le tre persone finite in manette con lui: Pietro P., disoccupato di 58 anni, e i fratelli Antonio e Claudio B., rispettivamente di 50 e 46 anni. Il più anziano dei due fratelli faceva parte di una cooperativa per il recupero di ex detenuti a Montespaccato.