Albaro in agonia e il Comune non fa niente

Damasio (Momento liberale): «Tursi ci trascura perché non siamo serbatoio di voti rossi»

(...) in tutto centinaia di milioni di euro, hanno preso strade diverse. E poco o nulla è stato assegnato ad Albaro». I risultati sono sotto gli occhi di tutti: basta fare un giro nel quadrilatero che va grosso modo da Tommaseo a via Pisa, da corso Italia a via Isonzo. Dappertutto, marciapiedi dissestati, sporcizia, abusi, degrado.
L’elenco, per quanto parziale, è una mappa fitta di magagne consolidate: le riassume sommariamente Damasio - che confessa: «Sono testardo come un mulo, non mollo!» - in una lettera inviata ai residenti. Le Piscine, innanzi tutto: un tempo fiore all’occhiello a disposizione di atleti di levatura internazionale, ma anche dei cittadini, in particolare i giovanissimi, languono nelle secche di una ristrutturazione che, in ogni caso, sarà portata avanti solo per intervento dei privati. I parchi, i giardini, gli spazi verdi, inoltre, che erano vanto del quartiere e della città intera, sono colpevolmente trascurati, in balia della sporcizia e del dissesto. E non consola neanche lo stato (pietoso) della maggioranza dei marciapiedi che presentano buche pericolose, micidiali soprattutto per gli anziani. Le strade si presentano in condizioni, se possibile, ancora peggiori: chiedere, per avere conferma, ai motociclisti, che subiscono le irregolarità dell’asfalto e, troppo spesso, la rischiosissima perdita di aderenza delle ruote.
«In corso Italia - insiste Damasio - la manutenzione latita... dall’epoca della ristrutturazione integrale. Dal 1992! In linea, del resto, con lo stato di decozione delle vie De Gaspari, Righetti, Gobetti e Rosselli». Dove, invece, si può correre in libertà è in via Albaro e via Boselli: «Si sono trasformate in vere e proprie piste di velocità da gran premio - aggiunge il responsabile di Momento liberale -. Anche questo significa degrado, per la trascuratezza dei controlli, nonostante gli incidenti gravi si susseguano ormai al ritmo di uno-due alla settimana». In compenso, sono apparsi (e sono rimasti) megadistributori di carburante con annesso impianto lavamacchine che non solo stridono con il conclamato arredo urbano, ma vanno anche ben oltre le necessità degli automobilisti. Ce n’è abbastanza? «Neanche per sogno - sbotta Damasio -. Sarebbe il caso di accennare, ad esempio, al problema-topi: un’invasione, in alcune zone del quartiere, in particolare dalle parti di via Boselli, nei giardini antistanti la Chiesa di Santa Teresa. Si è costituito un comitato, che ha messo in evidenza la gravità della situazione, le proporzioni insostenibili del fenomeno. Ma il Comune ha fatto orecchie da mercante».
I residenti insistono anche per la sicurezza: in Albaro abitano molti anziani - ricordano a chi se n’è dimenticato, o almeno fa finta di ignorarlo -, scippi e rapine nella abitazioni sono all’ordine del giorno, in alcuni casi non vengono neanche più denunciati. Eppure i carabinieri di quartiere, presenti in altre zone della città, qui non si sono mai visti. Alla sfera-sicurezza si collega anche, in qualche modo, il diradamento dei bus nelle ore serali: «Sono state soppresse o pesantemente ridimensionate le linee 41, 42 e 15 - spiega Damasio -, ora passa mezz’ora tra una corsa e l’altra. Intanto arrivano i punkabestia».
Di fronte a questo stato di cose, ci si può rassegnare al «mugugno» o rilanciare la proposta: «Nessuna rassegnazione, da parte mia - conclude Damasio -. Sto spedendo una lettera ai cittadini del quartiere, che invita a segnalare i problemi e a rispedire tutto al mio recapito. Sulla base delle risposte, chiederò un incontro diretto col sindaco Giuseppe Pericu, cui manifestare le richieste per ricevere precise garanzie di intervento. Albaro non merita di morire. Deve continuare a esistere, e soprattutto a essere vivibile. Come il resto della città».