Albaro, massacra la moglie a martellate e si getta dal terrazzo

Impiegato lui, architetto lei, si stavano separando: al momento della tragedia i due bambini erano con la nonna paterna

Loro, i due bimbi, non sanno ancora che papà ha ammazzato mamma a martellate in testa e poi si è buttato dalla finestra. Sapevano che in casa non tutto andava bene, che quelle liti continue non promettevano nulla di buono, ma certo non avrebbero mai immaginato che finisse così. Così come è finito ieri all’ora di pranzo in via Nizza, cuore chic della città. Giulio Bottiglieri, 50 anni, era nella casa che la moglie, Anita Vergouts, 43 anni, aveva ormai lasciato. Lei però ieri era tornata, forse per raccogliere le sue ultime cose e andarsene definitivamente.
Una parola di troppo, probabilmente un nuovo scontro sul futuro dei bambini, 10 e 7 anni, poi la lite. La solita lite che anche i vicini erano abituati a sopportare. Ma che quella di ieri fosse più intensa e preoccupante del solito qualcuno l’ha notato. Anche se poi ieri nessuno diceva di aver notato comportamenti particolari, qualcuno alle 13.30 ha chiamato il 118 e i vigili del fuoco, perché nell’appartamento di Bottiglieri stava accadendo qualcosa di grave. Troppo tardi. I soccorsi sono arrivati quando ormai l’uomo aveva già afferrato una pesante mazzetta da muratore e aveva colpito con violenza la moglie alla testa. Quasi certamente l’ha sorpresa. In casa c’erano i segni dell’aggressione, ma non quelli di una lotta disperata. L’ha uccisa senza lasciarle scampo. È rimasto qualche istante a riflettere su quello che aveva fatto, poi ha deciso di farla finita e si è buttato dal terrazzo. È morto anche lui, cadendo sull’asfalto del posteggio interno di una carrozzeria.
I due bambini non c’erano, erano con la nonna paterna, che li teneva con sé durante questi giorni difficili. E che ieri li ha dovuti proteggere da questa doppia tragedia. In via Nizza sono arrivati tutti i parenti di Bottiglieri, l’impiegato che non ha retto alla disperazione. La moglie, architetto di origine belga, non aveva familiari in città, ma era molto conosciuta. Iscritta al suo ordine professionale, era rientrata la settimana scorsa da un viaggio a Friburgo, dove con alcuni colleghi era stata invitata dalle autorità tedesche per studiare il modello della città nota in Europa come la più rispettosa dell’ecologia.
Sul luogo dell’omicidio e del successivo suicidio sono giunti i carabinieri che hanno però soltanto potuto compiere i rilievi e ascoltare le testimonianze di chi conosceva la famiglia Bottiglieri. Il magistrato di turno, Gabriella Marino, ha subito dato l’autorizzazione a spostare i cadaveri una volta compiuti i primi accertamenti. In particolare il corpo dell’uomo, riverso nello spazio dell’officina, era visibile anche dalla strada e, dal momento che non sembravano esserci particolari esigenze di indagine, il magistrato ha dato disposizione che venisse rimosso. L’autopsia nei prossimi giorni potrebbe offrire nuovi particolari sulle modalità dell’aggressione ma non dovrebbe cambiare la ricostruzione fatta dagli inquirenti. Soprattutto non potrà restituire serenità ai due bimbi che, dalla nonna, speravano di avere qualche notizia più serena su una pace tra papà e mamma che non c’è stata.