Albaro, ora i topi invadono le strade dove passeggiavano scrittori e poeti

(...) delle vie Albaro e Francesco Pozzo, meglio conosciuta come il «Paradiso» per il suo rigoglioso giardino sottostante, e che fu abitata dalla famiglia del cantautore Fabrizio De André, fino ai primi anni Sessanta, che qui compose i suoi primi lavori. Ma basta percorrere via Albaro, partendo da piazza Tommaseo, per incappare nelle dichiarazioni d'amore alla fidanzata che un grafomane, in vena di poesia, ha tracciato su un ampio tratto del marciapiede, non distante dall'incrocio con via Trento.
E una coppia di anziani della zona si scaglia contro l'inciviltà di chi imbratta tutto quello che gli capita a tiro. «Guardi che sfacelo - tuona il marito - la ripulitura della scritte costa e gli imbrattatori riprendono subito a sporcare. Ma non è l'unico problema che affrontiamo, perché siamo tormentati da zingari e questuanti che bloccano con facilità gli anziani che camminano lentamente e non li mollano finché non hanno ottenuto qualche euro. Se ci si rifiuta, diventano ancora più insistenti e aggressivi, perché si sentono i padroni della situazione e non c'è mai un vigile nelle vicinanze. Ma forse la sindaco è in altre faccende affaccendata e non può preoccuparsi di un quartiere che ha smesso da tempo di essere il salotto buono della città».
In effetti, basta percorrere un breve tratto di via Albaro per essere fermati da zingari in cerca di elemosina. Solo un atteggiamento deciso riesce a fermare la loro insistenza, mentre un venditore con tappetino e mercanzie varie si è piazzato tranquillamente vicino all'edicola, a breve distanza dalla Villa Saluzzo (oggi Mongiardino, ndr) che aveva ospitato il poeta inglese Byron nel 1822. E si fa in fretta a raccogliere testimonianze che riferiscono di un aggressione ad un ragazzino in via Pisa, derubato di pochi spiccioli da un paio di coetanei, di motorini lanciati da teppisti contromano e delle frequenti rapine subite dalla farmacia Martelli di via Albaro.
Come se non bastasse, ci si mettono pure i roditori. «Mentre accompagnavo mio figlio al mare - spiega una giovane mamma - sono passata dalla zona di via Podgora, vicino a corso Italia, e c'era un topo morto in decomposizione sul marciapiede che, per giorni, nessuno ha rimosso. Una scena disgustosa e pericolosa sul piano igienico, aggravata anche dalle deiezioni canine che molti padroni dei cani si rifiutano di rimuovere».
Triste sorte per un quartiere che, oltre a Byron, aveva ospitato Mary Shelley, l'autrice di «Frankenstein» a villa Negretto, che rimase ammirata dalla bellezza della zona intorno al 1820. Senza dimenticare che, nel 1843, un altro grande esponente della letteratura inglese come Charles Dickens creò la prima stesura dei «Racconti di Natale» proprio ad Albaro, durante il suo soggiorno a villa Bagnarello. Ma anche il trasporto pubblico della zona non sfugge alle critiche: «Per tutta l'estate - spiegano due pensionati di Albaro in attesa alla fermata di piazza Tommaseo - l'AMT ha rimesso in servizio tanti vecchi autobus e, di conseguenza, gli anziani e le mamme con bambini piccoli e passeggini salgono a fatica i tre scalini dei mezzi vecchi che sono piuttosto affollati, perché molti genovesi hanno fatto vacanze brevi e la città non si è mai svuotata. La mancanza di aria condizionata è molto sgradevole con questo caldo umido, ma chi ha fretta non può aspettare che passi un autobus moderno, dotato di più comfort, e prende al volo il primo che passa, rassegnandosi a fare un viaggio disagevole fino a Nervi».
L'aspetto più inquietante riguarda il fatto che il Giornale aveva reso noto un lungo elenco di problemi che tormentano Albaro, già il 16 maggio 2007. E i motorini contromano, la sporcizia, i mendicanti molesti e le aggressioni, denunciati all'epoca, sono largamente sovrapponibili alle testimonianze raccolte quasi 18 mesi dopo. I problemi irrisolti persistono, la paura e il mugugno pure.