Albaro in rivolta per il posteggio che nasce al posto della collina

I residenti di via Fasce hanno scoperto il piano avallato dal Comune leggendo un volantino pubblicitario

Francesco Gambaro

Se il postino suona sempre due volte, agli abitanti di via Fasce (Albaro), ne è bastata una per piombare nel panico. Qualche giorno fa hanno trovato nelle cassette della posta un volantino sibillino: «Gentile cliente, verranno realizzati un numero esiguo di box proprio di fronte alla vostra entrata in via Fasce».
Box? Qui? Lo stupore dei residenti deriva dal fatto che di fronte a casa loro c'è una collina. Che verrà completamente sbancata, insieme al muraglione di contenimento, per costruire un edificio residenziale con un'autorimessa interrata. Trattasi di un progetto edilizio che fa capo alla ditta Ri.ri.fi con sede in via Pozzo, in Albaro. I soliti bene informati dietro a quest'opera scorgono l'ombra di una nota famiglia di armatori genovesi (Messina?). Gli abitanti hanno scoperto il progetto quasi per caso, dopo aver ricevuto per posta l'offerta di nuovi box. Il mistero è durato una notte, poi tutto è stato chiaro. In pratica, davanti al civico numero 2 di via Fasce, a una quota di venti metri circa, nascerà una palazzina a forma di croce con otto appartamenti e un'autorimessa su tre piani (e 37 box). Le facciate dell'edificio saranno ricoperte da doghe in legno.
Attualmente il sito è occupato da una collina ricca di vegetazione (fichi, frassini, allori), che sarà spianata per far posto al nuovo palazzo. Non solo: anche il muraglione che corre lungo via Fasce verrà demolito durante gli scavi. Ciò consentirà di recuperare alcuni posti auto nella via. Il primo colpo di piccone dovrebbe essere dato all'inizio del prossimo anno. Ce ne vorranno tre per ultimare i lavori. La prospettiva di dover sopportare 36 mesi di scavi sotto casa ha mandato su tutte le furie i residenti di via Fasce. Perché nessuno li ha informati e sono stati messi di fronte al fatto compiuto. Ma c'è di più: «Temiamo che non sia stata fatta nessuna valutazione di impatto ambientale, mentre la legge lo prevede. Inoltre sono state violate, a nostro parere, tutte le procedure amministrative», tuonano gli abitanti. Che paventano anche seri problemi idrogeologici nel sito dove spunterà la palazzina. Ma le indagini geotecniche effettuate sul posto avrebbero già escluso problemi di circolazione idrica. Almeno così recita la relazione tecnica compilata dagli architetti Antonio Norero e Valter Scelsi. Ma non basta a placare l'ira della gente, pronta a dar battaglia contro «un lavoro enorme e mostruoso, una barriera di cemento che non vogliamo». Gli strali dei residenti non risparmiano neppure la circoscrizione Medio - Levante, che il 27 aprile ha approvato il progetto, pur riconoscendo la necessità «di un'attenta valutazione al fine di ridurre il più possibile i disagi nella zona durante i lavori». Pasquale Ottonello, presidente del parlamentino, replica: «Abbiamo cercato di alleggerire il più possibile l'impatto di un progetto fatto dall'amministrazione comunale». La circoscrizione ha poi chiesto ai progettisti di elaborare un fotomontaggio per confrontare la situazione esistente e quella successiva ai lavori.
Alla base del progetto c'è la discussa norma del P.u.c (piano regolatore comunale) che consente nuove costruzioni, recuperando superficie agibile. Tradotto: i volumi demoliti in un quartiere (capannoni industriali) possono essere ricostruiti da un'altra parte della città. Per Gianni Bernabò Brea, consigliere comunale di Alleanza nazionale «il progetto di via Fasce è il tipico esempio di quanto sia aberrante questa norma». Non solo: «è impensabile - rincara l'esponente di An - che si realizzi un'opera di quelle dimensioni in quella strada, considerando che dalle arcate di via Fasce sono già caduti dei massi pochi giorni fa. Prima di iniziare gli scavi sarebbe opportuna una verifica sul posto».
Bernabò Brea martedì prossimo presenterà in consiglio comunale un'interpellanza al sindaco Pericu per chiedere di stoppare il progetto.