Albaro spezza l’Unione a Tursi

Erika Falone

La maggioranza si spezza in Comune. Doveva essere approvata ieri pomeriggio dalla commissione edilizia del comune di Genova la variante al Piano regolatore comunale che avrebbe fatto sì che l'area in questione, il triangolo verde di terra e alberi compreso fra via Riboli, via Liri e via Bombrini, risultasse edificabile. Troppi i dubbi, troppe le incertezze su questa questione che vede come attuale proprietario dell'area la Repubblica Federale Tedesca. E un progetto da 350milioni di euro che prevede la costruzione di 8 palazzine, una piccola scuola e cinque piani di garage sotterranei. "Sarebbe stata via libera al cemento senza un minimo di logica costruttiva - dice Giuseppe Murolo, consigliere comunale di Alleanza Nazionale - e nessun rispetto per l'interesse della collettività". Contro la tesi espressa dall'assessore Bruno Gabrielli, che invece sostiene il progetto in tutte le sue parti, non si sono mossi soltanto i rappresentanti di An e Forza Italia, ma anche quelli della maggioranza: da Bruno Delpino (Ds) a Patrizia Poselli (Rifondazione Comunista), da Andrea Brignolo (Verdi) a MariaRosa Biggi (Margherita), tutti hanno espresso riserve in merito. E' vero, ci si sarebbe dovuti concentrare solo sulla variante al Puc. Ma con un progetto in mano, è difficile non guardare già oltre. Su una cosa, i consiglieri di destra e sinistra concordano: non possono bastare una scuola (di tre aule soltanto), gli oneri di urbanizzazione e 18 parcheggi lasciati al Comune (sul totale di 311 previsti) per parlare di un progetto che, sì, sarà anche un po' ingombrante - si parla di 20mila metri cubi di superficie abitabile, più i garage sotterranei -, ma porta vantaggi concreti alla comunità. Sicuramente, li porterà a chi potrà costruire e rivendere i 70 appartamenti di lusso previsti. "Abbiamo studiato a fondo il progetto e siamo contrari - spiega Davide D'Orsi, rappresentate del comitato spontaneo di via Riboli, che si è mosso per avere chiarimenti sulla possibile "cementificazione" -. Ci batteremo con tutte le nostre forze perché i nostri diritti non finiscano con l'essere schiacciati sotto una colata di cemento".
I lavori, per ora, sono sospesi. L'appuntamento con la commissione edilizia è rimandato a data da destinarsi. "Il tempo di riordinare le idee", ha detto il presidente della commissione Fulvio Molfino.
Può intanto tirare un sospiro di sollievo - almeno per ora - la società sportiva che gestisce i campi da tennis di via Liri, adiacenti al terreno di proprietà tedesca. In attività dal 1990, la Ctdi (Circolo Tenniss dipendenti Italimpianti) ha speso, negli anni, circa 300mila euro per il ripristino e la manutenzione dei campetti sportivi. Oggi conta 220 soci, e svolge un servizio importante per tutta la zona. I metri quadrati sui quali sorge sono di proprietà del Comune. E, sorpresa, compresi nella vendita del terreno adiacente. Nonostante l'associazione abbia firmato con il comune un contratto di gestione venticinquennale. Ma non basta: secondo il progetto, i campi da tennis andrebbero rasi al suolo. Non esiste infatti una strada abbastanza grande per il passaggio di tutti i mezzi utili a un cantiere per la costruzione di 8 palazzine. La società non è mai stata informata dalle istituzioni di questi "movimenti".