Albaro, tremila firme per dire no al cemento

Le spine di Albaro sono quelle di tutto il Levante: palazzoni pronti a spuntare da un momento all'altro grazie alla norma che autorizza il trasferimento di volumi da una parte all'altra della città. Il fronte più caldo è l'ex rimessa Amt di Boccadasse. Abitcoop Liguria ha acquistato da Ami e dal Comune l'area per costruire tre edifici (il più alto di 8 piani), un centinaio di appartamenti e 200 posteggi. Gli abitanti si sono subito mobilitati e col comitato «Uniti per Boccadasse» hanno già raccolto 3mila firme per dire no al cemento. Perché le volumetrie, le altezze e le forme architettoniche «a diga» previste «sono del tutto sproporzionate alla natura e alla tradizione del comprensorio circostante». Si spera che il primo progetto firmato dall'architetto svizzero Mario Botta venga fortemente ridimensionato. Il Municipio Medio Levante non sta a guardare. «Il futuro della rimessa Amt è una delle prime problematiche che verrà affrontata nelle prossime settimane. - assicura il presidente Pasquale Ottonello - C'è la volontà di trovare una soluzione equilibrata che possa essere condivisa anche dai residenti». Si è scelta la stessa strada per ridurre l'impatto del disegno edilizio relativo a via Puggia. Oggi il progetto si trova in Conferenza dei servizi ma , dai 4mila metri quadrati iniziali si è passati a 3mila, 2mila e alla fine non si costruiranno più di 19 appartamenti. Albaro fa gola a molti. Stando a voci e rumors, anche a «Esselunga», che sembrerebbe molto interessata all'area di via Piave occupata da alcune concessionarie di automobili. «Non so - premette il presidente del municipio - ma nel caso nutrirei forti perplessità». Nessuna perplessità invece sul futuro di Scalinata Borghese destinata a cambiare completamente volto. La convenzione tra Comune e «Progetti e costruzioni» di Davide Viziano sta per essere firmata. La tappa successiva è l'avvio dei lavori previsto a fine 2009, o al più tardi nel 2010.
Un altro intervento che potrebbe avere una ricaduta molto positiva è il nuovo progetto del Lido, lo storico stabilimento balneare che ha compiuto da poco cent'anni. Qui i tempi sono più lunghi (2011), ma forse val la pena aspettare quello che a giudizio del presidente del municipio sarà «un vero gioiello incastonato nella promenade di Corso Italia». Con un centro velico moderno, un nuovo albergo, una trentina di appartamenti, persino un villaggio-benessere e 11mila metri quadrati di verde. Tempi stretti invece per l'altra grande novità prevista nella delegazione: l'introduzione dell'area blu come auspicato dai residenti. Non c'è una data ufficiale, ma ormai è questioni di giorni o di (poche) settimane. «Resta ancora molto da fare sulla segnaletica e sulla manutenzione di strade e marciapiedi», ammette Ottonello. La voce di Albaro è anche quella di don Franco Castagneto, da undici anni parroco di San Pietro e Santa Teresa del Bambin Gesù. Quest'estate don Franco è finito nell'occhio del ciclone per la vicenda del clochard che viveva con i suoi cani sotto il porticato della chiesa. I quattro randagi sono stati allontanati dalla polizia municipale in seguito a una petizione firmata dagli abitanti. Oggi il barbone dorme in una vecchia auto. «Nessuno lo ha mai mandato via - si difende don Franco - La gente qui è migliore di come si cerca di fare apparire sui giornali. Quando si parla di Albaro si vede solo quel che si vuol vedere». E il presule ricorda i 150 volontari della mensa parrocchiale, il centro di ascolto, l'oasi nido, il progetto di un nuovo centro per accogliere ragazze madri sostenuto dal vicariato.