Albenga salva il bimbo destinato a non nascere

(...) Interviene allora il Centro aiuto alla vita di Albenga. Il suo presidente, Eraldo Giagherotti, contatta Studio aperto, pregando la redazione di far avere a Sonia una lettera. L’associazione che si batte contro gli aborti le promette un assegno di 250 euro al mese nel primo anno di vita del bambino, se deciderà di portare a termine la gravidanza. E il piccolo miracolo si avvera.
«Quando abbiamo visto il messaggio della signora, beh, quasi non ci credevamo» racconta ora Ciangherotti. «Gentile signor Eraldo, sono la mamma di Studio aperto. Ho letto la lettera che ha inviato alla redazione e volevo ringraziarla di persona comunicandole anche che ho deciso di tenere il bambino» era scritto. Tutto coincideva, l’indirizzo «elettronico» della madre e il fatto che in esso comparisse l’anno di nascita della stessa. La famiglia vive nel Nord italia, probabilmente in Lombardia. Ciangherotti è raggiante: «Di fronte alla storia di Sonia abbiamo deciso di offrire un aiuto economico per due ragioni. Per assicurarle la nostra vicinanza anche materiale di fronte a una maternità inattesa e soprattutto per portare avanti, grazie anche alla sua storia, la battaglia che da qualche anno ci trova schierati in prima linea a fianco della donna madre».
In base alla legge 194, ricorda il presidente del Centro aiuto alla vita di Albegna, una donna potrebbe chiedere aiuto in caso di gravidanza difficile, inattesa o disagiata. «Ha diritto a usufruire di tutte le misure economiche e psicologiche che lo Stato possa mettere a disposizione per tutelare la maternità». Un principio che nella realtà - ricordano le associazioni anti abortiste - è disatteso. «Per restare in Liguria, pensiamo al caso del nostro comune, Albenga, dove un protocollo di intesa a favore delle mamme che chiedano aiuto per una maternità difficile o inattesa, firmato nel 2006, è stato annullato dopo nove mesi, per l’intervento di qualche femminista - spiega Ciangherotti - Il sindaco e la giunta si sono convinti che il contributo in latte, pannolini e omogeneizzati, sarebbe stato un modo per strumentalizzare una scelta tragica e che già le Asl e i consultori svolgono con “brillanti” risultati il loro mestiere. Peccato che a noi interessi la tutela della maternità e non la semplice compilazione dei certificati di aborto...».
Qualcosa, secondo i volontari, sta cambiando. «L’opinione pubblica non è più disposta a negare il sostegno alla maternità per tutte quelle donne che nella tragedia di un aborto restano più sole che mai. Non è più disposta a negare la promozione della vita per un falso ideologismo femminista».
Polemiche a parte, la buona notizia è che grazie all’intervento dell’associazione ligure un bambino verrà alla luce. «Sono certo che l’esempio di Sonia colpirà altre madri - conclude Ciangherotti - Sonia ha accolto la vita del figlio che porta in grembo e ha insegnato ad altre donne che la vita umana val la pena di essere vissuta, anche quella dei bambini non ancora nati».