Albergatori sul piede di guerra Tassa di soggiorno? No grazie

Giorgio Scaglia

Altro che pochi spiccioli: l’eventuale tassa di soggiorno in Lombardia comporterebbe una autentica stangata per i turisti in visita nella nostra regione: un bel salasso che non sarebbe certo un buon biglietto da visita. In cifre le stime parlano di quasi 106 milioni di euro il 48% dei quali, più di 50 milioni, solo a Milano e provincia. Questo il calcolo del «conto» che l’attività turistica dovrebbe pagare se il governo reintroducesse con la Finanziaria il tributo sotto forma di tassa di scopo.
Forte di queste cifre allarmanti e con la parola d’ordine «tassa di soggiorno no grazie» l’assemblea straordinaria di Federalberghi Lombardia ha approvato una mozione nella quale si esprime preoccupazione per l’introduzione del balzello che porterebbe grave danno ai turisti e all’economia nazionale per lo sviamento dei flussi verso nazioni più ospitali. In buona sostanza gli albergatori lombardi chiedono che tale tributo non venga approvato anche per salvaguardare il settore ricettivo che «trova sempre maggiori difficoltà competitive».
La tassa di soggiorno è un provvedimento molto discusso e lo stesso vicepremier Francesco Rutelli (ed emendamenti sono stati presentati) ne ha caldeggiato una ridefinizione legislativa per evitare che la norma sia annullata per l’impugnazione da parte delle regioni (all’assemblea di Federalberghi Lombardia ha partecipato l’assessore regionale al Turismo Pier Gianni Prosperini). In Lombardia sono 2.600 le imprese alberghiere, il 60% da 1 a 3 stelle e il 40% da 4 a 5 stelle.
Secondo la Finanziaria la tassa di soggiorno potrebbe essere applicata entro la misura massima di 5 euro per notte, ma gli addetti ai lavori non ci stanno: «La tassa di soggiorno – afferma Remo Eder, presidente di Federalberghi Lombardia – finirebbe con il gravare su chi alloggia nelle strutture ricettive tradizionali trascurando tutte le altre forme di accoglienza più o meno sommerse nei confronti delle quali l’esazione e il controllo sono di fatto impossibili e che così, paradossalmente, vedrebbero premiata la loro competitività».
L’applicazione della tassa avrebbe inoltre una ricaduta sui prezzi e l’effetto sarebbe solo quello di contrarre la domanda estera e interna di turismo a vantaggio dei competitors stranieri.