Gli alberi di Bossola un’arte che ha messo radici nell’irrealtà

Una retrospettiva alla galleria Cascina Roma di San Donato ripercorre mezzo secolo di attività dell’artista modenese

Nino Materi

Con una retrospettiva del modenese Giorgio Bossola, «Irrealtà visibili» (da domani al 2 ottobre 2005, orario 9,30-14,30, telefono 02- 5560.3159) si apre la stagione delle mostre alla Galleria d'Arte Contemporanea della Cascina Roma di San Donato Milanese, che, dal 1994, data del suo restauro, ha ospitato con continuità le opere di artisti nazionali e internazionali.
Per capire a fondo l’opera di Bossola occorre seguire il filo della mostra che comprende cinquant'anni della sua intensa attività. Il suo primo successo professionale lo ottiene partecipando alla XX Biennale della Permanente. Lo stile è particolare: i personaggi, in chiave caricaturale, sono incasellati in piccoli riquadri e formano un divertente mosaico. Un modo di dipingere che poi abbandona, quando, nel 1958, si trasferisce a Ravenna.
È attirato dai muri scrostati dalla salsedine, dalle baracche attorno al Porto Canale stinte dal sole e realizza quadri essenziali, quasi monocolori, inconsciamente riconducibili al realismo esistenziale presente in quegli anni nelle grandi città. Piacciono al pubblico e alla critica. Fa mostre e vince premi. Dopo cinque anni, nel 1963, si trasferisce a San Donato Milanese e apre uno studio vicino a Porta Romana. I suoi modelli diventano a quel punto gli interni delle case pieni di oggetti, di animali domestici: cani, gatti, uccelli che giocano con bambini.
Sono pure di quegli anni le anatomie, i suoi quadri più tormentati dove l'uomo è vivisezionato ed esplorato all'interno. Espone diverse volte in una galleria di via Brera che gli stipula un contratto e contemporaneamente tiene personali in molte altre città italiane. Continua a partecipare a collettive importanti e a ottenere premi, lavora per la Mondadori, impara a conoscere la tecnica dell'incisione e la tecnica litografica e ciò gli consente di entrare nel mercato giapponese e di eseguire anche parecchie tirature per diversi committenti tra cui l'Eni e l'Università Bocconi. Poi, improvvisamente e inaspettatamente, questi temi scompaiono e arriva sulle sue tele l'albero, che ne diventerà in breve tempo il protagonista assoluto.
Un vero ritorno alle origini, dovuto ad una breve permanenza sulle colline modenesi dove riscopre la dolce bellezza di questi paesaggi che un tempo riteneva anonimi. È il periodo delle «biolche», un periodo che ancora continua. Il perché proprio le biolche? Perché gli alberi di Bossola non affondano le radici in leziosi giardini, ma su campi arati e coltivati, i poderi, dove vige tuttora quest'antica misura: la «biolca».
Sono alberi sempre diversi, dai colori spesso improbabili ma sempre riconducibili alla realtà. La natura, a saperla guardare, offre molti spunti e lo sguardo di Bossola è attento e capace di coglierli.