Albertazzi e Placido Un «Satyricon» da avanspettacolo

Alla Versiliana, nonostante la consumata abilità discorsiva del maestro e la grande vis comica dell’attore, rilettura di grana grossa dell’opera di Petronio

Da un po’ di tempo il teatro italiano, come si sa, si abbevera di cinema e di letteratura all'eterna ricerca di un titolo di cassetta che invogli sponsor, enti culturali, festival e sacre istituzioni. Sembra che nessuno riesca o voglia sfuggire all'aurea regola di sollecitare il pubblico proponendogli una quantità abnorme di testi e sceneggiature che, nella scansione esasperata di una famosa nomenclatura del passato, si risolva in un successo di massa.
Stranissimo quindi che nessuno, prima del volonteroso Renato Giordano, abbia pensato al Satyricon da tempo consacrato grazie al film di Fellini e dalla splendida opera in musica di Bruno Maderna. Anche se, nella fattispecie, il regista dello squisito brogliaccio sulla Roma della decadenza vergato con impareggiabile levità da quel Petronio arbiter elegantiarum che André Gide prese a modello quando concepì Corydon, si preoccupa ben poco nel suo sbrigativo lavorio di amputazione e ricucitura dell'importanza dei temi trattati dall'autore latino. Concentrandosi sulla sola Cena di Trimalcione significativamente accoppiata, in questa versione che sa di avanspettacolo, a un Petronio che detta a una schiava le parole immortali del libro il cui svolgimento vediamo dipanarsi al centro del palcoscenico. Dove, per nostra fortuna, un grande Giorgio Albertazzi tratteggia con consumata abilità discorsiva le grandi linee dell'opera in divenire.
Un'intuizione di rara intelligenza che tuttavia rimane allo stato intenzionale data la visione che ci viene propinata sul resto del palco. Sul quale, a eccezione del sapiente mestiere e delle qualità di entertainer di Michele Placido che, nelle vesti di Trimalcione, ci offre un saggio sorprendente di vis comica, si alterna uno stuolo di comprimari da dimenticare mescolati a una disinvolta équipe di danzatori che, tra gli esasperati gorgheggi di alcune cantanti, movimentano la serata. Nello spirito di un Dolci vizi al foro orchestrato non dall'immortale Richard Lester ma da un artigiano di grana grossa che, negli anni ’60, inseguivano Mina o Gianni Morandi per collocarli in quelle pellicole passate alla storia come musicarelli.

SATYRICON - LA CENA DI TRIMALCIONE - da Petronio. Alla Versiliana. Regia di Renato Giordano, con Giorgio Albertazzi e Michele Placido