Albertini: «Ambrogino alla Fallaci? È un premio alla nostra civiltà»

Il sindaco a Shanghai alla presentazione di MiWine interviene nel dibattito: «Anch’io sento la nostra cultura come un valore, non c’è alcun senso anti-islamico»

nostro inviato a Shanghai
Bene l'Ambrogino a Oriana Fallaci, ma le continue liti tra i partiti rischiano di rovinare l'onorificenza più cara ai milanesi. Entra deciso Gabriele Albertini, a Shanghai per una visita istituzionale. L'occasione è il banchetto per presentare MiWine, la fiera del vino italiano che Fiera Milano porterà per la seconda volta in Cina dal 12 al 14 giugno.
«Ritengo - spiega il sindaco - che le qualità della scrittrice siano innegabili. E che anche senza Ambrogino Oriana Fallaci sarebbe Oriana Fallaci. Ma ritengo anche che questo sia un giusto premio alla convinzione di appartenere a una civiltà assolutamente sentita come un valore. Un'esigenza in cui anch'io mi riconosco». Civiltà e valore, ma nessuna guerra di religione. Come, invece, ha da subito accusato il centrosinistra a Palazzo Marino. «Non credo - aggiunge - che in tutto questo e nell'assegnazione del riconoscimento ufficiale via sia alcun senso anti-islamico. Né nei cittadini di Milano, né in me».
Polemica che è destinata a essere rinfocolate dopo che il capogruppo della Lega, l'europarlamentare Matteo Salvini, ha annunciato di voler inviare una lettera ufficiale con la richiesta di invitare la Fallaci ad assistere alla prima della Scala il giorno di Sant'Ambrogio. Occasione nella quale la scrittrice potrebbe anche incrociare il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ospite d'onore della serata. «La Lega chiede di invitarla - risponde con cautela Albertini , ma non è un mistero che per quella serata ci siano sempre molte più richieste di quanti siano i posti disponibili». Prudenza, ma con una apertura che assomiglia molto a una mezza promessa. «Vedremo se potremo essere così ospitali da poterla invitare».
Una polemica, comunque, con vista sul futuro. Per Albertini, infatti, più grave degli screzi sull'autrice della Rabbia e l'orgoglio, è l'ormai consueta bagarre sui premiati. «Le lotte tra le fazioni in passato hanno impedito al consiglio comunale di assegnare l'Ambrogino ai vigili del fuoco. Gliel'ho dovuto dare io personalmente». Una strada che, secondo il sindaco, potrebbe tornare a essere quella maestra. E il pensiero torna allo scontro con l'allora presidente dell'assemblea comunale De Carolis. «Allora mi fu chiesto di consegnare questa responsabilità al consiglio. E io non mi sono opposto. Ora mi ricredo perché mi rendo conto che chi si deve pronunciare è prigioniero della fazione a cui appartiene. Legittimamente, per carità. È eletto da un partito ed è giusto che sia partigiano. Ma questo non fa certo bene a quello che dovrebbe essere un momento di unione, di condivisione». La nuova ricetta? È già pronta. «Più che in capo al sindaco, che è un singolo, la decisione potrebbe ricadere sulla giunta». E le garanzie per l'opposizione? «Gli assessori sono spesso non solo espressione delle forze politiche, ma anche della società civile. Io credo sia necessario attingere a un'altra dimensione. Quando si assurge a responsabilità collettive si ha il dovere di avere una visione più ampia e meno di parte. E questo non avverrà finchè la decisione sarà presa da chi appartiene a una fazione politica o a uno schieramento. È necessario ritrovare un punto di vista meno legato all'appartenenza di partito. Più che le esigenze dell'opposizione vanno tutelate le esigenze della collettività che chiede di superare i singoli ruoli di potere. Le benemerenze civiche è opportuno che tornino a essere assegnate come si faceva prima della riforma De Carolis. Sia il governo della città a decidere».