Albertini appeso al Pd prende altro tempo

«Non ho mai avuto il minimo desiderio di rifare il sindaco con il Pdl e con Lega, perché l’ho gia fatto per 9 anni». Strano caso quello di Gabriele Albertini, tutt’ora membro di un partito eppure a caccia di una candidatura in casa d’altri. Recente la colazione ad Arcore nei saloni di Silvio Berlusconi, ma i suoi orizzonti sembrano ormai essere altri. «La minestra riscaldata qualche volta è meglio. Ma in rari casi e comunque non dopo cinque anni», ha detto ieri a chi gli chiedeva se avrebbe voluto correre al posto di Letizia Moratti. A Fieramilanocity il congresso nazionale dell’Udc dove Albertini tiene un lungo discorso più da candidato che da ex inquilino di Palazzo Marino. «C’è un momento per le dichiarazioni e uno per le riflessioni», fa catenaccio con i cronisti estenuati da settimane di inseguimento. «Non ho nessuna autocandidatura da promuovere. Ho avuto delle offerte, qualcuno oggi le ha riconfermate, chiedete a loro». Magari al presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. «Il mio candidato sindaco? Lo sanno tutti: Albertini - assicura - Mi auguro che anche qui a Milano si costruisca una forte candidatura di centro che possa avere un successo straordinario». E le prove di terzo polo sono confermate dalla presenza del coordinatore regionale di Futuro e libertà Giuseppe Valditara e del responsabile cittadino Manfredi Palmeri. Perplesso sull’ipotesi Albertini il presidente della Costituente di centro Savino Pezzotta: «Per definire la candidatura c’è tempo ancora fino a marzo». Ma certo è l’ostracismo all’avvocato rosso Giuliano Pisapia. «Per noi - spiega Pezzotta - è improponibile. Siamo un’area moderata e Pisapia ha una visione diversa. Molto difficile che possiamo convergere su di lui». E altrettanto difficile che sul nome dell’ex sindaco possano convergere i voti del Pd. Nonostante i ripetuti e tentativi della diplomazia che fa capo a Filippo Penati. «Mi sembra paradossale - taglia corto Barbara Pollastrini - che qualcuno ci inviti a cambiare casacca e a sostenere Albertini». E Pierluigi Bersani proprio ieri a Milano ha confermato l’appoggio del Pd a Pisapia. Per il segretario cittadino dell’Udc Pasquale Salvatore «se son rose fioriranno. La vittoria di Pisapia ha aperto spazi importanti al centro ai quali guardiamo con attenzione. Siamo pronti ad affrontare la sfida, ma ribadendo la nostra identità di partito cattolico». Dell’altro giorno l’allarme dell’ormai ex finiano Giampaolo Landi di Chiavenna sul pericolo di spaccare il centrodestra. «Il terzo polo - riconosce Albertini - può essere un rischio se si divide il voto dei moderati. Anche se credo che la sinistra antagonista, anche se rappresentata da una persona per bene come Pisapia, abbia poche possibilità di prevalere». Ancora un discorso da candidato. Come da candidato son le frecciate velenose lanciate alla Moratti sul tema delle opere pubbliche «per le quali - il graffio di Albertini - noi avevamo speso 6 miliardi di euro in 9 anni, mentre credo che ora non si arriverà a 1,8 alla fine dei 5 anni, quindi qualcosa è mancato». Con l’ex sindaco che ricorda le sue privatizzazioni, mentre questa amministrazione «ha ricomprato alcune obbligazioni della Aem per essere in parità nei patti sociali con A2a nella nuova holding». Investimenti di liquidità che hanno tolto risorse a opere pubbliche essenziali come il canale scolmatore per il Seveso. «Noi abbiamo fatto una scelta molto liberale, questa amministrazione ha fatto invece una scelta diversa. Non critico, ma metto a confronto due stili di governo diversi». Lui si capisce che è tentato e dal podio lo lusinga un’altra sirena. «Gabriele Albertini? È il benvenuto se sceglierà di partecipare alla lotta contro il bipolarismo - le parole suadenti di Ferdinando Adornato - Potrà far circolare anche a Milano il germe dell’eresia». In prima fila l’ex prefetto Achille Serra che in quella candidatura spera molto. E che Albertini già una volta gli soffiò all’ultimo minuto. Era il 1997. Ieri più che freddo l’incrocio tra i due.