Albertini: «Basta con i soprusi dei tassisti»

«Sono una lobby con tariffe altissime. Soluzioni? Sconti e abbonamenti»

«Io la guerra ai tassisti ho provato a vincerla. È che me l’hanno fatta perdere». Una punta d’amarezza, ma la certezza di avercela messa tutta. «È davvero difficile quando davanti si hanno pochi che difendono il proprio tornaconto alla faccia dell’interesse della collettività. Una lobby che è in grado di paralizzare un’intera città. E loro contro di me non l’hanno solo minacciato, ma l’hanno anche fatto. Hanno organizzato manifestazioni e bloccato scientificamente i punti strategici di Milano». Torna a parlare Gabriele Albertini per la prima volta da ex sindaco. E lo fa ad Orario continuato, la trasmissione condotta su Antenna 3 da Stefano Golfari. Telefonate in diretta ed è inevitabile parlare del flagello taxi. E ricordare il suo braccio di ferro con la categoria, concluso con «appena 288 nuove licenze». Un bilancio tutt’altro che soddisfacente, «ne avevo chieste almeno 500, su quasi 5mila me ne concessero solo il 6 per cento del totale, una goccia nel mare». Cifre che raccontano di una Caporetto, soprattutto in presenza di un quadro desolante. «A Milano il servizio è carissimo e l’offerta molto al di sotto della richiesta. In parecchie ore del giorno trovare un taxi è impossibile. E andare a Malpensa costa 80, 100 euro». Quanto un volo per Bruxelles, assicura Albertini che da eurodeputato è diventato un pendolare del Parlamento Ue. «Io ci ho provato - insiste -, bisognava aumentare le licenze e mettere la categoria in condizioni diverse. Maggior concorrenza e tariffe più convenienti. Oggi i tassisti portano a casa 5, 6mila euro al mese facendo un lavoro più che tranquillo. E tutto in nero. Non hanno nessun obbligo di rilasciare ricevute, né di tenere contabilità. È tutto sulla fiducia». La provocazione è forte e il telefono squilla. «Come si permette - tuona un tassista -. Le tariffe sono imposte, le decidono Comune e Regione». Vero, ma Albertini la soluzione l’aveva già trovata. «Abbonamenti. Cinquecento euro all’anno e uno sconto del dieci per cento ogni corsa, oppure 1.500 euro e sconto del 30. Lo facciano e io sarò il primo». L’importante, assicura, è che «gli amministratori facciano l’interesse dei cittadini». E racconta di quando Montanelli di lui aveva detto «è antipatico, sarà un buon sindaco». «Piacere a tutti - aggiunge - significa non piacere a nessuno. Per amministrare bisogna avere il coraggio di affrontare le corporazioni. Anche quella che può bloccare la città e che ogni giorno parla male di te a 100mila passeggeri che salgono sui taxi. Bisognerebbe, ma non è facile». Lo sa bene Bersani, ministro diesse del governo Prodi. E lo sapeva bene Gianni Agnelli, l’avvocato che nel ’97 disse che per fare riforme di destra è necessario un governo di sinistra.
Soddisfatto, Albertini, che Letizia Moratti abbia inserito in testa ai progetti da realizzare il ticket d’ingresso in città. «Avevamo predisposto tutto, così le macchine provenienti da fuori diminuiranno di un terzo». E si prepara alla sua nuova avventura. Oggi il cda di Edipower lo nominerà presidente. «Bene, anche se il mio sogno è un progetto che porti il nucleare in Italia».