Albertini: «Via alla bonifica del campo rom di Triboniano»

Ferrante: «Accoglienza sì, ma nel rispetto della legalità». Penati presenta il piano metropolitano e chiede fondi alla Regione

Gianandrea Zagato

La linea del Comune non cambia. Sui campi nomadi non arretra. Palazzo Marino continua ad avere «notevoli riserve che si possano aprire altri campi, ancorché nella frammentazione degli esistenti, entro i confini cittadini». Parole, quelle di Gabriele Albertini, che seguono l’annuncio «in Triboniano si procederà a bonifica: per l’area occupata dagli abusivi si opererà a norma di legge con le forze dell’ordine». Due certezze - i campi in città sono troppi e la ristrutturazione di Triboniano - che affrontano l’emergenza rom senza sposare atteggiamenti xenofobi né nascondersi dietro falsi buonismi.
Risposta di un’amministrazione comunale che, sul tema, non si è mai tirata indietro. E che, ora, è disponibile a collaborare. Ma reclama attenzione per il suo status «avendo un rapporto di rom per chilometro quadrato sul territorio comunale superiore di dieci volte a quello dell’intera Provincia». Fotografia di una situazione che, concretamente, si traduce in otto campi regolari e centosessanta abusivi su Milano contro uno solo nel Comune di Rho. Conteggio che non è frutto di alchimie matematiche e che Filippo Penati, presidente della Provincia, ben conosce. E che, comunque, gli è stato pignolescamente ricordato dall’assessore comunale alla Sicurezza Guido Manca: «Di aree possibili fuori Milano ce ne sono tante. Una rosa di spazi dove, se c’è volontà, è possibile installare nuovi campi nomadi. Porzioni di territorio che sono tutte quI, su questa mappa» dice mostrando la cartina dei 189 comuni dell’hinterland. Passaggio che, però, è ancora lontano. Prima c’è uno step: il piano metropolitano proposto dall’inquilino di via Vivaio.
Sei paginette che chiamano in causa - oltre la stessa Provincia - la Regione Lombardia, «gli spetterebbe, ai sensi della legge 77/89, il finanziamento del piano anche utilizzando fondi europei»; l’Asl di Milano «assicurando interventi di prevenzione sanitaria»; l’ufficio scolastico regionale, «favorendo la frequenza della scuola» e il Comune di Milano, «collabora alla stesura e alla realizzazione del piano». «Tutti uniti da un denominatore comune: sperimentare un modello di interazione istituzionale per mettere in atto azioni che garantiscano la legalità, evitino ogni forma di emarginazione dei nomadi e ne facilitino l’accesso ai servizi» spiega Penati. Come dire: «Favorire un’equa distribuzione sul territorio del Milanese di situazione d’accoglienza, garantendo il rispetto della legalità». «Situazioni» ovvero «nuovi villaggi, di massimo cento persone, immersi nel verde e con una gestione e un controllo più rigoroso» come suggerito dal prefetto Bruno Ferrante. Fotografia di un futuro che, secondo Ferrante, otterrebbe un risultato certo: «Attenuare il timore dei cittadini». «Perché è chiaro che realtà come quelle di Triboniano non possono più essere tollerate. Risolvere situazioni del genere è un nostro dovere nei confronti dei residenti di quelle zone e degli stessi extracomunitari che le vivono».
Riconoscimento, quindi, del prefetto per «l’importante presa di coscienza delle Istituzioni»: «Trovo di grande importanza la consapevolezza da parte delle istituzioni locali di dover affrontare il problema dei campi nomadi. Proprio grazie a una collaborazione tra questi soggetti, infatti, si potrà risolvere la questione. Altrimenti? Ci ritroveremo a parlare di violenza e di episodi di criminalità». E mentre Penati attende «la prima risposta dalla Regione, che non ha ancora destinato le risorse dei fondi europei per la soluzione del problema», da Palazzo Marino arriva il commento del vicesindaco Riccardo De Corato: «Va benissimo. Se Penati vuol fare tanti campi nomadi di piccole dimensioni, nei comuni dell’hinterland, non c’è problema. Se vuole spalmare 150, 200 su 400 ospiti di Triboniano fra i comuni dell’area metropolitana è tutto ok. Ma il problema non lo deve riportare di nuovo su Milano».
Riconferma della posizione di sempre che coniuga rigore e solidarietà per l’emergenza anche davanti a quello che, Penati definisce, «punto di svolta del nomadismo» attraverso «un piano sostenibile» che «chiede la collaborazione di tutti perché i cittadini si aspettano una risposta definitiva». Quella che attendono i cittadini della zona 3 (Città studi, Lambrate e Crescenzago) e che li spinge, stasera, a scendere in piazza in un corteo per l’ordine pubblico: appuntamento alle 21 in via Pacini angolo Teodosio per «protestare civilmente». Manifestazione firmata dalla Lega con l’adesione di esponenti di Forza Italia e An che vogliono il ristabilimento della legalità compromessa. Quello che, ora, passa anche attraverso il piano metropolitano delle istituzioni.

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