Albertini al Coni: Olimpiade a Milano lo vuole la città

Il primo cittadino si espone e assume ufficialmente la direzione del progetto: «Metteremo in moto tutte le energie per la candidatura»

Claudio De Carli

«C’è una grande passione della città di Milano per la propria candidatura ad essere sede delle Olimpiadi...», apre così la lettera che Gabriele Albertini ha inviato al presidente del Coni Giovanni Petrucci. La vera notizia è che il sindaco scende in prima linea e per la prima volta si espone come garante e assume ufficialmente la direzione del progetto Olimpiadi. «Noi ora vogliamo mettere in moto tutte le energie della città - scrive Albertini -, per questo intendiamo costituire un comitato promotore con le personalità più significative della città nelle istituzioni, nell’economia, nella cultura, nella pratica sportiva e finanziare il progetto preliminare comprensivo di assetto urbano, soluzioni logistiche, impianti, trasporti e ospitalità, iniziare la formazione della generazione delle Olimpiadi, consapevoli che i bambini d’oggi potrebbero essere i campioni di domani...». In poche righe il sindaco ha saputo condensare lo spirito che deve animare una candidatura, soprattutto quando si riferisce a quanto gravita attorno a un villaggio olimpico inteso non solo come impiantistica ma reale momento di crescita urbanistica. Rimane il discorso che girava tempo fa: se la proposta di candidare Milano riuscirà a mettere in moto la macchina che porterà a impianti, qualità e servizi, sarà comunque un trionfo di cui ne godrà tutta la città. Ma il sindaco riesce ad andare oltre e scrive al presidente del Coni che questa candidatura è figlia di una forte spinta che viene da diverse fonti della città, di una realtà in movimento a cui lui si mette al servizio. Albertini ricorda anche a Petrucci che: «...L’argomento è a lei noto dal 2001 come proposta del presidente Formigoni, ed era stata posta ad un comitato istituzionale che si riunì il 30 luglio 2003. Sono dunque a chiederle di mettere all’ordine del giorno del Coni il sostegno alla proposta di Milano».
E oggi al Coni sarà l’argomento sul quale la Giunta è chiamata a esprimersi.
L’assessore allo sport Aldo Brandirali mette subito alcuni paletti: «Il sindaco non lo può dire, ma noi chiediamo anzitutto che ci sia parità di trattamento fra Roma e Milano, non vogliamo favori, ma almeno pari condizioni di sostegni pubblici e governativi. L’appello del sindaco è fondamentale, ha creato un clima di adesione e Milano darà il meglio delle sue forze». Albertini si riferisce alle Olimpiadi del 2016, ma nella sua lettera a Petrucci si dichiara pronto a mantenere l’intenzione anche per il 2020.
New York ha perso una candidatura olimpica proprio per la mancanza di un sostegno governativo, sono altre le città che ora si fanno avanti, Chicago, Washington e San Francisco. Gli americani decideranno entro il 2007 chi presentare. È di ieri la candidatura ufficiale di Los Angeles, c’è sempre Parigi, fortissima la volontà di Tokyo, di grande affidabilità quella di Nairobi, prima di tornare in Europa, nelle voci che circolano al Cio, i Giochi dovranno necessariamente passare dall’Africa. La situazione non è delle migliori per Milano, gira anche la voce che qualcuno al Cio vorrebbe riparare allo sgarbo fatto a Roma con l’assegnazione delle Olimpiadi ad Atene. E Milano ha quasi tutto da costruire, il problema degli impianti sportivi è cronico, c’è un solo stadio pronto a ricevere i Giochi, quello di San Siro. Manca un’arena per l’acqua e quindi una vasca olimpica, manca uno stadio per l’atletica: «Ma non è questo il problema - precisa Aldo Brandirali -. L’aspetto impiantistico è secondario, la questione vera si gioca sulla capacità di Milano, e su questa ora sono in tanti a scommettere».