Albertini corteggia Giuliani: «Ci aiuti contro il terrorismo»

L’ex sindaco di New York potrebbe diventare consulente di Palazzo Marino anche per le Olimpiadi del 2016: «Però è molto caro...»

Sabrina Cottone

nostro inviato a New York
Le tariffe del consulente alla sicurezza Rudolph Giuliani non sono delle più abbordabili. Ma avere l'ex sindaco di New York, l'uomo della «tolleranza zero», come esperto antiterrorismo al servizio del Comune è un progetto al quale Gabriele Albertini non vorrebbe rinunciare. E ieri il sindaco ne ha parlato a quattr'occhi con Giuliani negli uffici al venticinquesimo piano di Times Square. Il sindaco ha anche chiesto un prezzo scontato al cittadino onorario di Milano: «Abbiamo ascoltato con grande interesse la sua esperienza di imprenditore alla sicurezza e siamo interessati a conoscere quel che offre la Giuliani & partners. Ci potrebbe essere utile».
L'appuntamento a lunga scadenza è per le Olimpiadi del 2016, se Milano riuscirà a spuntarla. Albertini (e di sicuro molti milanesi) preferirebbe non aspettare così a lungo, perché in tempi di esercitazioni e allarmi continui un progetto antiterrorismo firmato Giuliani sarebbe utile alla città da subito. L'unico neo è il prezzo: «Ho visto le tariffe e sono care...». Come prima mossa è scattato l'invito alla Scala, «così può anche controllare a che punto siamo con la sicurezza...», e Giuliani non si tira indietro: «Milano è una delle città più belle del mondo, non dovete pregarmi per farmi tornare».
La sintonia tra Giuliani e Albertini è di lunga data e promette di andare avanti anche con Letizia Moratti, se sarà lei a arrivare a Palazzo Marino. «Mi piacerebbe parlare con il futuro sindaco, chiunque lui o lei sia», dice Giuliani. «Ma lo conosce già, sarà una donna» risponde pronto Albertini. E racconta che è stato proprio «il marito del futuro sindaco di Milano», Gian Marco Moratti, a organizzare il primo incontro tra Albertini e Giuliani. Era il 1999, e da allora il rapporto tra i due non si è mai interrotto. Rudolph Giuliani è da sempre il modello di Albertini: «In un certo senso è come se una parte della nuova Milano fosse stata fatta da Giuliani. Ho come punto di riferimento la sua filosofia: regole semplici e chiare, ma implacabili. Abbiamo seguito questa strada anche per riqualificare otto milioni di metri quadrati di aree».
Adesso il sogno è quello di tradurre la tolleranza zero di Giuliani nella lingua della lotta al terrorismo. L'ex sindaco e probabile candidato repubblicano alle presidenziali Usa collabora con numerosi Stati ed è appena stato incaricato da un governo straniero di studiare la sicurezza di un grande evento. Nei suoi uffici con vista mozzafiato su Manhattan lavorano ex capi della Fbi e funzionari della polizia che si sono licenziati proprio per andare a lavorare con lui nel progettare sistemi di sicurezza, per proteggere summit, aree (come le centrali nucleari) e intere città.
Giuliani spiega il suo approccio, che punta molto sull'informazione: «Bisogna avvertire la gente dei pericoli, così che possa difendersi e prendere le proprie decisioni. Ha fatto bene il sindaco Bloomberg a lanciare l'allarme terrorismo nei giorni scorsi». La popolazione deve sapere: «Sono necessarie più esercitazioni e una formazione maggiore. Alla gente piace vedere la polizia per strada». Un modello esportabile a Milano. E se il cittadino onorario si candidasse a sindaco? Lui scherza: «Meglio sceglierlo tra i milanesi...».