Albertini: «Una via a Craxi? Ci avevo provato»

Una strada intitolata a Bettino Craxi? «Sono sempre stato d’accordo». Bruno Ferrante? «Un’occasione persa per il centrodestra». La città metropolitana? «Solo se si aboliscono le Province». Sceglie tre temi belli tosti Gabriele Albertini per rompere un silenzio che durava da un bel po’. Lo si pensava distratto e diviso tra la plancia di comando di Enipower e il ruolo di parlamentare europeo. E, invece, l’ex sindaco coglie la prima occasione utile per sparare tre siluri. Tre belle bordate senza peli sulla lingua come forse, quando era costretto a cingere la fascia tricolore da primo cittadino, non si poteva permettere.
L’uscita l’altra sera, mentre al castello Visconteo di Somma Lombardo, in provincia di Varese, davanti a una platea di sindaci, amministratori e imprenditori presentava «La stanza del sindaco, nove anni al governo di una metropoli che cambia», il suo primo libro scritto insieme a Carlo Maria Lomartire e pubblicato da Mondadori. «Sull’intitolazione di un luogo di Milano, sua città natale, a Bettino Craxi - le sue parole - sono sempre stato d’accordo». E, infatti, proprio durante il suo mandato l’ex sindaco aveva già preso questa decisione che era stata approvata dalla giunta. Per essere, però, poi bloccata (anzi «superata», come ha detto) dalla bocciatura in consiglio comunale di una mozione presentata dal consigliere comunale Riccardo Albertini sullo stesso argomento. «Quanto ai nove anni di condanna per finanziamenti illeciti ai partiti - aggiunge Albertini - ricordo che gli attuali massimi esponenti del Pci, ora Ds, avevano ricevuto un miliardo di lire in via Botteghe oscure da Raul Gardini. Per dichiarazione dello stesso imprenditore, mai smentite e mai indagate. Di loro dico che sono stati finanziati per decenni da una potenza straniera nemica e ora sono ai vertici dello Stato e del governo. Con tutti gli onori».
Da Craxi a Bruno Ferrante, l’ex prefetto e candidato sindaco sconfitto da Letizia Moratti, da venerdì nominato dal governo alto commissario anticorruzione nella pubblica amministrazione. «È stata una sfida persa per il centrodestra», commenta con un po’ di rammarico. «Ero stato il primo a raccogliere in confidenza il suo desiderio di candidarsi sindaco - rivela Albertini rievocando i tempi in cui siedeva al piano nobile di Palazzo Marino -. Ne avevo parlato con Silvio Berlusconi e Bruno Ermolli, chiedendo a quest’ultimo di tastare il terreno per una sua candidatura con il centrodestra. Ma poi non ne seppi più nulla, fino a quando Ferrante non annunciò che avrebbe corso con la coalizione di centrosinistra».
Altro tema, la città metropolitana. Argomento interessante, anche perché c’è già chi mormora che potrebbe essere il palcoscenico giusto per un rientro in grande stile. Lui, ovviamente, non ne parla. Almeno per ora e si limita a commentare il disegno di legge del governo. «Una decisione opportuna, ma inattuabile se non viene accompagnata dall’abolizione delle Province».