Albertini e Moratti, una poltrona per due

Due priorità: immediata assegnazione degli alloggi popolari sfitti per bloccare gli abusivi e 24 nuove squadre per pulire i mercati

Chiara Campo

La poltrona di Palazzo Marino è abbastanza comoda per due. Gabriele Albertini fa posto a Letizia Moratti, nei prossimi mesi si abitueranno a governare insieme la città, una sorta di staffetta con il sindaco uscente che da una parte presta la propria esperienza a quella che ha designato come sua erede, e dall’altra ne diventa il braccio esecutivo per quei progetti su cui la Moratti, superando il «maestro», intende lavorare già da ora. Un metodo di lavoro inaugurato ieri, e studiato al tavolo da pranzo a Palazzo Marino. Tra i crostini con salmone, le crespelle alle verdure, il manzo e la mousse al cioccolato, la candidata della Cdl ha riferito al sindaco i problemi raccolti dalla voce dei cittadini durante i primi incontri nei quartieri, e insieme hanno concordato una lista di 11 risposte concrete da dare prima ancora delle elezioni a maggio. A partire dalla lotta agli abusivi. «Ora - spiega la Moratti - succede che gli alloggi popolari rimangano vuoti troppo a lungo e vengano occupati. Il problema potrebbe essere risolto assegnandoli immediatamente a chi ne ha diritto e facendo in modo che l’assegnatario possa anticipare eventuali spese per la messa a norma che verranno rimborsate rapidamente dal Comune. Il sindaco si farà portavoce dell’istanza in Regione, affinché con un emendamento al regolamento regionale si consenta al Comune di procedere con questa modalità». Albertini ha accettato inoltre di incrementare con 24 squadre (cioè 72 uomini), per un totale, 1,2 milioni di euro, il servizio dii pulizia dell’Amsa nei mercati, richiesta che la Moratti ha raccolto dai residenti durante un giro a Papiniano. E già lunedì la giunta comunale voterà uno stanziamento di 95mila euro per dare il via libera alle attività di animazione e custodia del parco Lessona che ospita Villa Scheibler, a Quarto Oggiaro: «Le associazioni - riferisce Moratti - avranno i fondi per un’importante iniziativa culturale». Ma tra i problemi che avranno soluzioni a breve termine ci sono anche, ad esempio, la semaforizzazione degli attraversamenti pedonali in via Legnano, la demolizione dell’ex mercato comunale di via Drago (già nei prossimi giorni), il potenziamento di ghisa nei mercati, la ristrutturazione entro maggio dell’Auditorium di via Quarenghi.
«Non abbiamo parlato di politica, ma lavorato sui problemi della gente - sottolinea la candidata della Cdl -, e intendiamo proseguire con questo metodo: man mano che verranno evidenziate delle problematiche, cercheremo insieme di risolvere subito quello che si può». Mettendo a tacere le polemiche delle scorse settimane, Albertini tira la volata alla sua erede designata affermando che «non c’è mai stata discontinuità. Letizia Moratti sarà il prossimo sindaco e credo che la sua giunta sarà migliore della mia. Noi abbiamo realizzato tanto e i cittadini ci hanno premiato con un consenso plebiscitario, ma è evidente che una città come Milano porta sempre cose nuove da fare. Il metodo dunque è valorizzare quanto è stato fatto, ma anche concorrere fin da ora per un governo della città migliore di quello che lasciamo». Sia la Moratti che Albertini ci hanno tenuto a puntualizzare la loro indipendenza dai partiti. «Io sono un ministro tecnico, non sono stata eletta, e del governo condivido le azioni che vanno a favore dei cittadini», ha affermato la candidata. «Noi - si è associato Albertini - abbiamo lavorato in questi anni e abbiamo, credo, ottenuto innegabile successo perché abbiamo pensato più ai cittadini che ai ruoli, ai posti, alle appartenenze e alle alchimie di potere». Il sindaco ha addirittura confessato di non sentirsi «adatto alla politica, nonostante abbia ottenuto un record di voti nella storia di Milano». Non fa nomi, ma spara a zero contro «quei politicanti» che «fanno professionalmente e stabilmente questo lavoro senza averne fatto un altro», che «fanno credere di perseguire l’interesse collettivo e il bene dei cittadini, e invece percorrono la strada che porta a se stessi e alla propria squadra». Ma nonostante la sua dichiarata inadeguatezza, ha spiegato che non darà le dimissioni da europarlamentare, «perché quando si riceve un mandato per fare qualcosa bisogna essere coerenti con la lealtà e la fiducia riposti, e portarlo a termine nel momento in cui si ha la possibilità di farlo». Anche perché, ammette, «in questi due anni non avendo frequentato Commissioni e seguito i progetti, mi sento in debito con 144.900 cittadini che mi hanno votato». Albertini si paragona al cardinal Martini, che durante il primo colloquio gli aveva confessato «di non sentirsi adatto a fare il cardinale. Lui era un uomo di studi, e mi ha rivelato il suo disagio a fare qualche cosa che era richiesto e che non si sentiva nelle condizioni di fare».