Albertini intima a Penati: «Rispetta i patti»

Il Comune contesta la legittimità della retromarcia sugli interventi decisi per la Rho-Monza e due nuovi svincoli

Gianandrea Zagato

L’affaire Serravalle si arricchisce di una nuova accusa di «grave violazione» del patto di sindacato. «Atto di denuncia e di intimazione» firmato dal sindaco di Milano, Gabriele Albertini. Destinatario è il presidente della Provincia, Filippo Penati. Stavolta nel mirino c’è il piano finanziario della società autostradale «che sarà proposto all’Anas». Piano che, con il voto contrario del Comune di Milano, all’assemblea del 2 agosto ha escluso la realizzazione di tre nuovi investimenti: la riqualificazione della provinciale Rho-Monza, quella dello svincolo di Cascina Gobba e il collegamento dello svincolo Molino Dorino con le autostrade A8 e A9.
Opere escluse per volontà politica-amministrativa della Provincia di Milano ma considerate però indispensabili «non solo nel migliore interesse della società» scrive il primo cittadino di Milano «ma anche nell’interesse pubblico». Motivo più che sufficiente per «intimare», quindi, alla Provincia di attenersi nella discussione con Anas «al mandato del consiglio di amministrazione del 13 luglio» e non a quello «del cda del 2 agosto», la cui «delibera», parola di Albertini è «da ritenersi inefficace e illegittima». Come dire: un invito a fare, a realizzare quelle infrastrutture pubbliche necessarie per limitare i disagi della mobilità nell’area milanese. Ma Penati preferisce ignorare anche questa «denuncia-intimazione» di Palazzo Marino. Meglio concentrarsi sulla prima seduta del consiglio provinciale, quella dove la sua maggioranza deve dare l’okkei all’operazione Serravalle. Sa il presidente che è una passeggiata, che la sua maggioranza assiste con complice silenzio alla trasformazione della Provincia da ente locale in holding finanziaria. Anche per questo non risponde agli interrogativi sollevati dai milanesi. Forse, lo considera tempo perso e, quindi, affida a una memoria di otto pagine la sua verità sull’affaire Serravalle.
Recita nell’aula di Palazzo Isimbardi durata quaranta minuti e ventidue secondi senza mai giustificare la spesa di duecentoquaranta milioni di euro per conquistare la maggioranza pubblica dell’autostrada milanese che, Penati, sapeva comunque di possedere. Intervento del presidente della Provincia dal titolo significativo: «Relazione sulla valorizzazione delle partecipazioni azionarie della Provincia di Milano, comparto mobilità». Peccato che quel sostantivo femminile, «valorizzazione», non sia dimostrato conti alla mano per le quattrocento e passa righe della sua «relazione». Quello che Penati testimonia è, invece, il sogno da Signore delle Autostrade: «Crediamo fermamente utile la costruzione di un grande polo autostradale, che trova in Serravalle il suo centro». Polo costruito, secondo il tycoon di via Vivaio, «a fronte di atti ostili da parte del Comune e a una grave violazione del patto, mentre si continuava a dire che il patto di sindacato garantiva il controllo pubblico della società. Solo che non lo garantiva affatto: c’era uno dei contraenti che voleva liberarsene quanto prima».
Lettura parziale delle cronache dei mesi scorsi accompagnata dalla certezza penatiana della «congruità» del «prezzo pagato a Gavio» per quel quindici per cento di azioni che, ora, consente all’ex sindaco di Sesto San Giovanni di sedere «sulla cassaforte». Valutazione su cui, ricorda l’opposizione, la parola chiave arriverà dalla magistratura contabile, «perché è facile diventare finanzieri coi soldi dei cittadini» butta là Giovanni De Nicola (An). Spreco di «446 miliardi di vecchie lire per un acquisto fatto a sorpresa e indebitando in modo vertiginoso l’ente» ricorda Marco Malinverno (Udc): «Esempio di gestione miope perché è sconfortante pensare che con quei soldi Penati avrebbe potuto finanziare e realizzare il prolungamento del metrò da San Donato a Paullo». Richiamo a un investimento concreto che lascia, comunque, indifferente la maggioranza «complice delle bugie del presidente» dice Bruno Dapei (Fi): «Sanno che Penati ha operato in modo spregiudicato e dannoso per l’interesse pubblico ma lo coprono anche quando dimentica in quest’aula di ricordare che le azioni della Serravalle sono, ora, in pegno nelle cassaforti di Banca Intesa». Condizione che non dà garanzia, sostiene Paola Frassinetti (An) con «la costruzione del baraccone messo assieme dal presidente del centrosinistra»
Accuse di un gioco dell’Opa che può riservare brutte sorprese. Ma Penati incassa, naturalmente, il sostegno della maggioranza consapevole, denuncia la Casa delle Libertà, di «svilire il valore delle azioni del comune di Milano» e di «tradire il patto di sindacato».