Albertini: «La madrassa abusiva va chiusa»

Chiara Campo

«Nessuno ha interesse a fare della scuola islamica di via Quaranta un caso di ordine pubblico. Meno di tutti il Comune di Milano o il ministro dell’Interno Pisanu, che è persona di grande equilibrio». Il sindaco di Milano Gabriele Albertini comincia a parlare del caso di via Quaranta smontando le accuse di chi, nel centrosinistra, è partito immediatamente all’attacco del Comune ipotizzando uno scenario di «repressione», «razzismo», «ossessiva campagna anti-stranieri».
Se lunedì i bambini torneranno sui banchi di via Quaranta, cosa succederà? Il Comune chiederà l'intervento delle forze dell’ordine?
«Nessuno ha interesse a farne un caso di ordine pubblico. Procederemo, come abbiamo già fatto, col dialogo e la fermezza. Le opzioni a disposizione delle famiglie interessate sono due: la prima è quella della scuola pubblica, scelta che comunque è la più opportuna anche per le maggiori possibilità di reale integrazione che offre ai quei bambini. La seconda, quella di una scuola parificata, che è una scuola italiana, con programmi ministeriali italiani, insegnanti italiani, esame finale e ore supplementari facoltative a disposizione, come prevede la riforma Moratti, per discipline a scelta, tra cui, ad esempio, l’arabo e il Corano. Sempre, naturalmente, sotto il controllo del ministero, del Provveditorato e dell’amministrazione comunale. Comunque, che la scuola di via Quaranta vada chiusa siamo stati i primi a dirlo, e lo stiamo facendo».
Se, dopo la chiusura, i genitori non manderanno i loro figli alla scuola pubblica dell'obbligo, li denuncerete?
«Il Comune ha per legge il compito di controllare che tutti i cittadini mandino i loro figli alla scuola dell’obbligo. E, di conseguenza, di segnalare alla magistratura chi evade quest’obbligo. D’altra parte la vicenda della scuola di via Quaranta è emersa proprio in seguito ad un controllo effettuato dall’assessore all’Educazione e all’infanzia, Bruno Simini. Già in quell'occasione, dunque, è stata doverosamente informata la Procura della Repubblica. Nella maggior parte dei casi scoperti, comunque, non si trattava certo di bambini arabi o musulmani».
Cosa intende ottenere con la parificazione dell’istituto: è un espediente per far sopravvivere comunque quella scuola in altra sede?
«Lo ripeto: la scuola di via Quaranta va chiusa. Nessun espediente o raggiro è ammissibile. Ai genitori che ne hanno fatto richiesta vogliamo dare, come è giusto, un’alternativa, oltre alla via maestra della scuola pubblica: la scuola parificata, che, lo ripeto, è una scuola italiana, ordinata secondo le leggi dello Stato».
Il ministro dell'Interno Pisanu boccia l'ipotesi di strutture parallele alla scuola pubblica. Nessun passo indietro del Comune per aiutare le famiglie ad avviare il percorso di parificazione?
«Non si tratta di fare passi indietro. Esistono scuole parificate di orientamento cattolico, ebraico, montessoriano, steineriano, bilingue eccetera. Non è pensabile (e neppure costituzionalmente ammissibile) impedirne la nascita solo per cittadini arabi e musulmani. L’importante è che tutto avvenga secondo la legge e che le strutture dello Stato, del ministero dell’Istruzione e del Comune mantengano un controllo severo su questi istituti. È evidente che, quando parla di “strutture parallele”, il ministro Pisanu si riferisce a scuole illegali e sostanzialmente clandestine, com’era - ripeto: era - la madrassa di via Quaranta».
Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha l’impressione che su problemi come questo - e fa riferimento anche alla situazione dei nomadi - si arrivi sempre troppo tardi e le decisioni vengano prese solo da pochissime persone...
«Le decisioni possono essere prese solo da coloro che la legge designa e che rispondono ai cittadini elettori. È un problema di responsabilità. Il che non significa che non si debba sempre cercare il confronto con tutte le parti in causa. Vorrei tranquillizzare anche il cardinale: il dialogo con le famiglie egiziane di quei bambini è attivo da quando il problema è emerso. Tanto è vero che le soluzioni alternative sono state cercate insieme alle famiglie. Ma alla fine si deve decidere. Inoltre nelle nostre ricerche di soluzioni, anche su problemi come quello dei nomadi, abbiamo sempre cercato il preziosissimo contributo della Curia e di istituzioni come la Caritas. Per la realizzazione della Casa della Carità, il Comune ha partecipato conferendo l’immobile di via Brambilla del valore di non meno di 5 milioni di euro e il contributo di 1,8 milioni di euro nei primi tre anni di attività».
Si è avuta l'impressione che l’uscita della notizia della chiusura di via Quaranta abbia dato fastidio al Comune. Stavate preparando un piano «segreto» per chiudere senza troppe polemiche?
«Nessun piano segreto e qualche fastidio per essere stati impropriamente “interpretati”. Lo ripeto: è stata l’amministrazione comunale a scoprire la madrassa di via Quaranta. Certamente altri sapevano ma nessuno ne ha mai fatto cenno. Da quel momento abbiamo sempre agito alla luce del sole e con la massima pubblicità e trasparenza».
Il centrodestra è compatto mentre nel centrosinistra si è creata una frattura non solo fra partiti ma anche all’interno dei Ds e della Margherita. Dopo le polemiche sulla Sea, la Cdl ha ritrovato la giusta armonia?
«Me lo auguro. D’altra parte il confronto all’interno della maggioranza di solito è orientato a trovare la soluzione migliore di un problema, mai a lasciarlo irrisolto, come invece tende a fare l’opposizione a scapito dei cittadini, pur di intralciare il lavoro dell'amministrazione. È successo, ad esempio nel caso della Sea, appunto, ma anche delle farmacie, della Scala, dell’Aem, delle aree dismesse a cominciare da quella della Fiera. Potrei continuare ma l’elenco è troppo lungo».
Unione spaccata pure sulla candidatura di Umberto Veronesi. Cosa pensa dell'ex ministro al vertice di Palazzo Marino?
«Paradossalmente la prestigiosissima candidatura di Veronesi ha “disunito” l'Unione. Non solo Rifondazione Comunista, ma anche la Margherita ha sollevato obiezioni. Al grande oncologo mi permetto di dare un consiglio: ci pensi bene, prima di accettare, perché il mestiere di sindaco di Milano è molto ma molto faticoso. Certamente più logorante di quello di un ministro e può durare pure dieci anni!».