«Albertini non vendere a Gavio»

«A 2 mesi dal voto il problema è politico». In realtà un «socio» al 31,2 per cento fa paura

Gianandrea Zagato

Filippo Penati propone a Gabriele Albertini un patto. Sì, una nuova intesa su Serravalle. Se non ci fosse da ridere ci sarebbe da piangere, dicono da Forza Italia. Ma il presidente della Provincia non si scoraggia e fa sapere che «il problema è politico. Albertini sbaglia a voler vendere la quota del Comune e quindi gli chiedo di trovare un accordo per rilanciare un patto di collaborazione perché Serravalle è strategica per portare avanti un piano per le infrastrutture dell’area metropolitana».
Invito, quello del diessino, che segue l’offerta di acquisto fatta dal socio privato Marcellino Gavio «per tutte e non meno di tutte le azioni» dell’ex Milano-Mare detenute da Palazzo Marino: qualcosa come 270 milioni di euro cash in cambio del 18,6 per cento della società in mano al Comune. Offerta che Albertini è disponibile ad accettare chiedendo però di spostare il limite temporale imposto dall’acquirente ovvero il 20 marzo. Disponibilità, attenzione, che Penati giudica quantomeno «sbagliata»: «Sbagliato vendere queste quote quando mancano due mesi alle elezioni» dice il presidente della Provincia, che la scorsa estate aveva rotto il patto di sindacato col Comune pur di acquisire il controllo della società concessionaria delle tre tangenziali milanesi e della A7. Blindatura costata 8,83 euro ad azione, compreso un trenta per cento di maggiorazione quale «premio di maggioranza», che di fatto ha estromesso Palazzo Marino dalla cabina di regia.
Ma ora Penati fa un passo indietro: «Abbiamo dato stabilità alla compagine societaria di Serravalle e ora abbiamo il 53 per cento delle azioni. Abbiamo garantito il controllo pubblico della società e poco ci potrebbe importare del restante 47 per cento. Chiaro che il problema è politico. Per noi la presenza del Comune è importante e Albertini sbaglia a volersi liberare di questa partecipazione». Valutazione che l’inquilino di via Vivaio fa seguire da un commento, «abbiamo bisogno di serenità per lavorare», che spiega il vero problema: se Palazzo Marino cede a Marcellino Gavio il suo 18,6 per cento significa che la partecipazione del socio privato (oggi al 12,6) sale al 31,2 per cento e che, quindi, rischia di divenire una spina nel fianco anche se Penati possiede il 53 per cento.
«Anche un tycoon di seconda fila come l’ex sindaco di Sesto San Giovanni comprende che Gavio non avrebbe un ruolo marginale nella società» commenta Bruno Dapei, capogruppo provinciale di Forza Italia: «Ma venire oggi col cappello in mano a chiedere al sindaco Albertini di rifirmare un patto di natura politica, be’ appare davvero singolare. Anche perché a proporlo è chi, quel patto, l’ha rotto pur di poter gestire la società senza aver più un controllo di fatto». Albertini sembra però intenzionato a non fermarsi: per martedì è convocata una giunta straordinaria che deliberi la vendita delle azioni a Gavio. E questo a Penati fa molta paura.