Albertini: «Penati nella Scala? Versi dieci milioni»

Primo cda dopo il 7 dicembre. Ermolli: «Bilancio problematico, ma si sta lavorando molto bene»

Si è parlato di successi e anche di conti da far tornare, durante il primo consiglio amministrazione della Scala dopo la Prima del 7 dicembre. «Il bilancio è problematico ma si sta lavorando molto bene. Molto dipende da ciò che accadrà all’esterno e cioè in particolare dai tagli al Fondo unico per lo spettacolo» commenta il vicepresidente della Fondazione, Bruno Ermolli.
Oggi il sovrintendente, Stéphane Lissner, incontrerà i sindacati per fare il punto della situazione. La riunione di ieri, comunque, è stata interlocutoria: le decisioni saranno prese durante l’assemblea dei soci e il consiglio d’amministrazione che si terranno il 22 dicembre prossimo. Accanto al bilancio, ai primi posti tra i temi sul tavolo (anche se non ufficialmente all’ordine del giorno) c’è l’ingresso della Provincia tra i fondatori permanenti e, poi, nel cda della Scala. Gabriele Albertini torna ancora a sottolineare la diversità dell’impegno economico assunto da Penati in Serravalle (assai cospicuo) e nella Fondazione Scala (al momento piuttosto contenuto) e spiega: «L’importante è che versi 10,6 milioni di euro, né più e né meno di quello che hanno fatto gli altri». Dopo la lettera di Filippo Penati in cui il presidente della Provincia si dice disponibile a entrare, la Fondazione sta studiando una modalità di pagamento dilazionata: Penati potrebbe versare i 5,2 milioni necessari a diventare fondatore permanente in due tranche.
Il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, ha assicurato che a breve sarà approvato l’emendamento che modifica lo statuto della Scala, portando da sette a nove i soci fondatori ed è probabile che si tratterà di un pubblico e di un privato. A quel punto è assai verosimile che uno dei due posti toccherà alla Provincia.
È però vero che oltre agli obblighi di statuto, esistono anche quelli di legge e la legge datata maggio 2005 sulle fondazioni liriche prevede che per avere un posto nel cda bisogna anche impegnarsi a versare 2,7 milioni di euro per i due anni successivi. Insomma, la Provincia di Milano (così come qualsiasi altro membro o aspirante membro del cda) deve aver già versato 5,2 milioni e prepararsi a versarne altrettanti. Anzi, qualcosina in più: i 10,6 milioni di cui parla Albertini.