Albertini smette di giocare «Voglio fare l’allenatore»

Dopo 16 stagioni, un palmarès infinito di vittorie e un paio d'anni all'estero (dove ha vinto la Liga con il Barcellona), Demetrio Albertini dice addio al calcio giocato. «Mi sarebbe piaciuto - spiega l'ex centrocampista rossonero - chiudere in una squadra che fosse la somma delle mie eccezionali esperienze, ad esempio la Fiorentina. Ma le offerte che ho ricevuto quest'estate non contemplavano simili progetti e allora preferisco chiudere qui, ringraziando chi ha continuato a cercarmi con insistenza, come Roberto Donadoni. Giochicchiare tanto per farlo non mi stimolava. Il bilancio? Le voci in attivo sono moltissime, a cominciare dalle vittorie e dai rapporti umani che ho creato. Oltre ai miei meriti e al mio impegno, c'è sicuramente anche la partecipazione di Dio e della buona sorte». Solo due piccole ferite: «Il modo in cui sono stato allontanato dal Milan mi ha addolorato, non lo capirò mai e mi accompagnerà per sempre. Quanto alla nazionale, Trapattoni non è stato corretto, mi diceva delle cose e poi ne ha fatte altre». Due le strade del futuro: l’impegno nell’Associazione calciatori e la carriera di allenatore. «La vittoria più bella? Quella di Atene nel 1994 contro il Barcellona, con di fronte la mia prima e la mia ultima squadra. Ora penso alla partita d’addio per la prossima primavera. Ho già contattato Milan e Barcellona e i dirigenti si sono detti entusiasti».