Albertini, ultima mossa per tornare in scena: fa il Fini contro Letizia

Mi si nota di più se lo dico o se non lo dico? Questa volta se lo dico. «La Moratti? Ha scassato la macchina comunale, oggi non c’è più nessuno che sappia provvedere alla quotidianità». Boom. Ma non basta. «Provo una grande difficoltà a uniformarmi alle ultime decisioni prese dal Pdl, un partito fondato esclusivamente sulla leadership carismatica del capo». Leggi «cacciata» di Fini. Due interviste in poche ore (affaritaliani.it e Repubblica) e rieccolo. Il sempre misurato e parco di apparizioni Gabriele Albertini torna a pretender la ribalta. A sessant’anni compiuti da poche settimane, quello che orgogliosamente fu l’amministratore del condominio Milano, fa capire che di andare in pensione non ne ha proprio voglia. Che il cimitero degli elefanti di Stasburgo proprio non fa per lui. Che da politico consumato quale è diventato, ha capito che questo è il momento giusto per tornare a galla. Magari da candidato sindaco contro quella Letizia Moratti che non ha mai amato. E nemmeno sopportato.
Segnali forti in un agosto in cui la politica non vuol proprio andare a vacanza. Soprattutto a Milano dove i seguaci del Gianfranco «bello senz’anima», come già lo canta Paola Frassinetti deputata ex an, si cercano col lanternino. Il fedelissimo assessore Giampaolo Landi di Chiavenna, il senatore Giuseppe Valditara, forse l’eurodeputata Cristana Muscardini. E Albertini. Una griffe che potrebbe far tanto chic per i finiani che voglio (ri)entrare in società. Tanto che nel profilo wikipedia di Albertini già ieri compariva un inquietante aggiornamento alla biografia: «Il 6 agosto 2010 aderisce ai finiani di Futuro e Libertà». Chi lo conosce sa che lui smentirà. Che farà mille distinguo, che farà capire, ma non dirà. Almeno per il momento. Almeno non prima di aver analizzato e dipanato i mille dubbi e ripensamenti. Lui che mai ha nascosto un cuore che batte a destra. Anche se a pescarlo dalla «fabbrichetta» paterna di Turate, la Cesare Albertini Spa fu Silvio Berlusconi che lo scelse candidato sindaco. Ma avevo avuto importanti cariche in Confindustria e in Assolombarda di cui sono stato vicepresidente, oltre ad essere stato presidente della Piccola Industria di Federmeccanica, obietterebbe lui con l’abituale puntiglio. E poi candidato di Forza Italia, ma sempre come indipendente, obietterebbe ancora il doctor subtilis meneghino che di Palazzo Marino parlava come di una «reclusione volontaria». Che probabilmente oggi gli manca, nonostante l’elezione (con 144mila preferenze, ricorderebbe sempre lui) e la rielezione all’europarlamento e oggi un prestigiosissimo incarico come presidente della commissione Affari esteri.
La conferma arriva a sera ai microfoni del Tg3. Fini ha ragione a chiedere che il Pdl faccia un «cammino» per «cambiare il dibattito interno» e permettere «più libertà di espressione», pur «senza mettere in discussione la leadership di Berlusconi», dice Albertini. Passare con Fini? «Non ho motivo di trovare altrove una casa, a meno che qualcuno abbia intenzione di mandarmi fuori». Abile seduttore Albertini sa che non c’è nulla di più arrapante del vedo-non-vedo. Nel frattempo avvisi Wikipedia che il salto della quaglia non l’ha ancora fatto.