Alberto torna a casa. Il gip smonta l’accusa: "Indizi troppo deboli"

Il fidanzato di Chiara lascia
il carcere. I risultati del Ris sulle
tracce biologiche trovate sui pedali
della bici &quot;sono da verificare&quot;<br />

Garlasco (Pavia) - «Lei è un uomo libero» con queste parole il direttore del carcere di Vigevano ha annunciato ieri alle 9 ad Alberto Stasi la notizia tanto attesa. Il gip di Vigevano ha infatti respinto la richiesta di custodia cautelare per il ragazzo, accusato dell’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, e ne ha disposto la scarcerazione. «Gli elementi portati dall’accusa non sono sufficienti per tenere l’indagato in carcere», ha scritto Giulia Pravon ne suo provvedimento. Rimandando alla «casella del via» una vicenda che sembrava incanalata nella direzione giusta. La direzione invece, a detta del giudice delle indagini preliminari, era sbagliata, e l'accelerazione impressa dal pm Rosa Muscio all’inchiesta, è finita nel peggiore dei modi. Il colmo, per una Procura che finora si era mossa con una circospezione persino eccessiva.

Tutto inizia lunedì 24 settembre, in Procura arriva la relazione del Ris di Parma sugli esami effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Fuori c’è materiale biologico, la cui natura non si può tuttavia specificare, con una percentuale altissima del Dna di Chiara, dentro quattro gocce indiscutibilmente di sangue, che «potrebbero » essere della vittima, ma necessitano di ulteriori verifiche. Tanto basta al pm Muscio per firmare, insieme al suo capo Alfonso Lauro, il provvedimento di fermo. Il loro ragionamento è che la bici sia servita ad Alberto, 24 anni, per spostarsi da casa sua a quello della fidanzata Chiara, 26 anni, e ucciderla. Poi con le scarpe sporche di sostanza ematica, sarebbe tornato nella sua villetta e avrebbe lavato la bici. Usando del detergente che avrebbe eliminato le caratteristiche ematiche del materiale scoperto sulla superficie dei pedali. E che fosse sangue - spiegano gli inquirenti - lo testimoniano l’alta concentrazione del Dna e le macchie scoperte dentro il pedale smontato.

Mercoledì alle 13 Rosa Muscio deposita in cancelleria la richiesta di convalida del fermo, chiedendo nel contempo la custodia cautelare. Il gip Pravon legge il fascicolo, la mattina successiva va a interrogare il ragazzo, si riserva altre 24 ore per decidere e ieri mattina il colpo di scena. Alle 9 arriva un fax alla direzione del carcere con l’ordine di scarcerazione: bocciata la richiesta di fermo e di custodia cautelare. Ci vogliono quasi due ore per sbrigare le formalità di rito poi verso le 11.30 finalmente Alberto può uscire, dentro la Golf blu di uno dei legali: al volante l’avocato Giuseppe Colli, a fianco papa Nicola, dietro un’assistente di studio, mamma Elisabetta, e lui, il protagonista assoluto di questa vicenda. Del ragazzo e della sua famiglia si perdono poi le tracce fino a quando davanti casa Stasi c’è un improvviso movimento di carabinieri e vigili urbani, impegnati a tenere lontani giornalisti, fotografi e cameramen, che ne preannuncia l’arrivo dentro la Volvo bianca. Impossibile per il momento capire le ragioni esatte della decisione del Gip, palazzo di giustizia di Vigevano sembra votato al silenzio claustrale.

Bisogna accontentarsi delle per altro parche dichiarazioni dei difensori. «Il gip - sostiene uno dei legali - ha accolto le ragioni della nostra tesi difensiva e deciso di non convalidare il fermo sia per la non sussistenza di gravi indizi di colpevolezza sia per la non sussistenza del pericolo di fuga. Per quanto riguarda le prove delle tracce di sangue, il gip ha stabilito «che i rilievi fatti daiRis hanno ancora carattere provvisorio e quindi non possono essere presi comebase per sostenere un’accusa ». Inoltre anche le contraddizione nelle quali Alberto sarebbe caduto, che per l’accusa testimonierebbero la sua colpevolezza, sono state chiarite dalla tesi difensiva. In conclusione per il gip gli accertamenti fatti dai Ris possono avere valenza scientifica, ma altrettanta valenza scientifica hanno i risultati dei periti della difesa. È chiaro che noi siamo molto soddisfatti - ha poi concluso l’avvocato - e ora ci aspettiamo che questa indagine possa essere ripresa con più calma e senza troppe pressioni ». E magari finire, aggiungiamo noi, con la scoperta del killer di Chiara.