Albertoni: "Questo Salone è andato oltre le aspettative"

"Nel 2010 aveva “vinto” Cannes mentre il nostro salone era andato maluccio. Quest’anno le parti si sono invertite...", dice il presidente di Ucina Confindustria-Nautica, Anton Francesco Albertoni e precisa "stiamo parlando di stranieri". Che hanno disertato il Festival de la Plaisance e sono sbarcati a Genova

«Nel 2010 aveva “vinto” Cannes mentre il nostro salone era andato maluccio. Quest’anno le parti si sono invertite...». La chiave di lettura, a meno di due giorni dalla chiusura del 51° Nautico di Genova, è del presidente di Ucina Confindustria-Nautica, Anton Francesco Albertoni. Il quale precisa che «stiamo parlando di stranieri». Che hanno disertato il Festival de la Plaisance e sono arrivati in massa a Genova. Ancora presto per capire, ma l’aria che tira nel quartiere fieristico è positiva, nonostante tutto. «Moderatamente positiva - aggiunge Albertoni - I confronti con il passato non vanno più fatti, sono fuorvianti. Non ha senso parlare di ripresa anche in presenza di una ripresa. Si dà per scontato che si possa tornare al “dove eravamo rimasti”, ma così non è. Il salone si muove di conserva con il nuovo mondo disegnato dalla crisi economica e della finanza internazionale. Crisi che ha cambiato anche la società. In ogni caso, per quel che ho potuto verificare, c’è una situazione estremamente confortante. I numeri non li abbiamo, ma posso già dire che siamo allineati allo scorso anno. Non è poco». Sensazioni positive, quindi. E forse un po’ di serenità in più considerato il disgelo in atto tra nautica e Fisco. «Se non hai niente da nascondere - aggiunge - come la stragrande maggioranza degli appassionati di nautica, hai la forza di dire: lasciatemi godere la mia vacanza in pace. Il gesto dell’Agenzia delle Entrate, con la firma della circolare è stato determinante per un cambiamento culturale, auspicato sia da una parte sia dall’altra, per vivere una fiscalità più serena. Ma sarà un percorso molto lento e graduale. Forse stiamo sulla strada giusta». Nei padiglioni e negli stand del quartiere fieristico si è sentito spesso discutere di «rischio reale di delocalizzazione», soprattutto per quanto riguarda i grandi costruttori. «Il rischio riguarda Paesi lontani. Oggi Sudamerica e Cina, sono mercati che indubbiamente, oltre a rappresentare opportunità di produzione a basso costo, oltre agli altissimi dazi in entrata del prodotto finito, sono mercati anche geograficamente distanti. E quindi se questi mercati crescono velocemente e se il mercato europeo non si riprende in fretta, il rischio è concreto. Per scongiurarlo occorrerebbe che anche il Vecchio Continente tornasse ai livelli di qualche anno fa». A questo proposito sono giunte a Genova delegazioni dalla Cina, dalla Corea, dal Brasile: «Sì - conclude Albertoni - ho parlato con tutti. Si muovono, vengono, studiano... In particolare con cinesi e coreani ci siamo confrontati ragionando anche su possibili collaborazioni future».
AR