Albertosi: «Il nostro scandalo al confronto fu una sciocchezza»

«Questa è una vera associazione a delinquere finalizzata a far vincere lo scudetto ai bianconeri. Ma la Juventus non ha colpe»

Gian Piero Scevola

Ma come si pone Enrico Albertosi di fronte a questo scandalo intercettazioni?
«Non me l’aspettavo proprio, sono rimasto esterrefatto. Credo nel calcio, tanti anni vissuti di pallone non mi hanno fatto cambiare la fiducia in questo mondo. Però è un fatto davvero grosso».
Non per infierire e mettere il dito nella piaga, però nel marzo 1980 avvenne qualcosa di simile.
«Sì, i miei tempi, ma erano altri tempi, altri coinvolgimenti, altri interessi. Non mi sembra che vi possa essere una similitudine con il primo scandalo sul calcio scommesse».
Ma lei come aveva vissuto allora quello scandalo e come sta vivendo l’attuale?
«Lasciamo perdere quello di allora, se n’è parlato e scritto in abbondanza. Quello di adesso, lo ripeto, mi lascia sorpreso e impotente».
Insisto, ma rispetto ai suoi tempi?
«Le nostre erano stupidate, ragazzate di bambini viziati. Il nostro mondo allora girava così e noi ci siamo caduti dentro, coinvolti in un gioco perverso che ci ha triturati».
E adesso?
«Adesso, secondo quello che leggo, ci troviano davanti a una vera associazione a delinquere, finalizzata a far vincere lo scudetto alla Juventus».
Questa Juve è sempre di mezzo.
«Ma non è colpa sua. I più forti sono sempre i più odiati e quelli maggiormente invidiati. Ed è anche giusto che sia così perché chi vince tanto si porta dietro anche tanta antipatia e altro di peggio».
Vuole dare un suo giudizio su tutto quello che sta succedendo nel calcio di oggi?
«Un mio giudizio? Ci mancherebbe altro, non ci penso proprio. Anche perché qualcuno potrebbe dire: da che pulpito viene la predica».
Dai, non faccia il modesto, lei è pur sempre uno dei grandi del calcio italiano.
«È vero, ma so io quello che ho passato, le ostilità nei miei confronti, le occhiate della gente, l’odio dei tifosi, insomma, per un bel po’ di tempo mi sono sentito un diverso nella nostra società. Al momento non capivo bene quello che avevo fatto, poi, ripensandoci, ho anche giustificato certi atteggiamenti nei miei confronti».
Ma se lei fosse in campo oggi, come si comporterebbe?
«Non si può dire. Allora mi mancava una certa esperienza umana, oggi ne ho in abbondanza, fin troppa. Certo che, oggi come allora, avrei continuato a scommettere e a giocare sui cavalli. Non ci vedevo niente di male, l’ippica mi piace troppo, adoro i cavalli come il fumo. Ma io sono fatto così, non posso cambiare proprio adesso».
Trova qualche giustificazione per qualcuno?
«No, non sono così al corrente dei fatti e poi, tutti i giorni, salta fuori qualcosa di nuovo. Sembrava una cosa da niente ed è invece esplosa una situazione abnorme. Anni fa ci fu «mani pulite» nella politica, mi sembra che oggi siamo arrivati ai «piedi puliti». Ed è un fatto positivo, anche se appare negativo tutto quello che si sta scoprendo».