Albini: «Il fantacalcio? È nato dal baseball»

Riccardo Albini è un mago. Grazie a lui, ogni domenica un tifoso interista può gioire per un gol di Kakà e un milanista per una prodezza di Ibrahimovic. Illusionismo? No, fantacalcio. Albini è l’inventore di questo celebre gioco nel gioco. Una passione che accomuna più di due milioni di calciofili in tutta Italia e che permette al tifoso qualunque di vestire i panni di Moratti e Berlusconi per costruirsi una squadra tutta sua. Dove magari Ronaldinho giochi affianco a Totti e dietro ad Amauri.
Tutto partì però dagli Usa e da un libro sul baseball. A fine anni Ottanta, Albini era direttore di una rivista di videogiochi e viaggiava spesso negli States. «Comprai un manuale su questo gioco, Fantasy Baseball, tutto basato sulle reali statistiche dei veri campioni della Major League. La cosa mi incuriosì e pensai di creare qualcosa di simile per il calcio in Italia», racconta oggi il 55enne milanese.
Ma il baseball è ricco di numeri, mentre il soccer ha un tabellino limitato. Gol, cartellini, assist. Poca roba. Che fare? «Bisognava trovare qualcosa. L’illuminazione mi venne un lunedì leggendo le pagelle di una partita sul giornale. I voti, ecco cosa avrebbe determinato il fantapunteggio». Il resto era ovvio: il numero di giocatori (11), gli schieramenti (quelli tipici del calcio vero), i bonus (gol, assist, rigori parati) e i malus (cartellini, rigori sbagliati, autogol). Il fantacalcio era pronto per la prima sperimentazione durante gli Europei del 1988 in Germania.
«Per l’occasione radunai gli amici del bar, spiegai loro il meccanismo del gioco e formammo la prima lega del fantacalcio in assoluto, che tra l'altro sopravvive ancora oggi a 20 anni di distanza. Eravamo in 8, il numero perfetto per un fantacampionato». Così per la prima volta i vari Van Basten, Vialli, Matthaus vennero battuti all’asta virtuale. Come avviene ancora con i campioni di oggi, il fantaallenatore che offre di più si aggiudica il giocatore in questione. Attenzione, anche i soldi sono virtuali e tutti hanno lo stesso budget a disposizione per costruire la propria rosa.
Nel 1990 Albini pubblicò la prima guida per illustrare regole e segreti del gioco. «Non fu un successo editoriale - dice ridendo -. Ne furono vendute solo duemila copie, ma intanto il fantacalcio si stava rapidamente diffondendo per Milano grazie al passaparola». Il boom arriva nei primi anni Novanta. Tanto che la Gazzetta dello Sport dedica un'intera pagina a un articolo sul fantacalcio, che grazie a questa sorta di spot varca i confini di Milano e si propaga in tutta la Penisola. «Nel 1994 curai la prima versione Gran Premio del Fantacalcio proprio sul foglio rosa. A differenza delle leghe con gli amici, i giocatori hanno qui un prezzo prefissato, dato che è impossibile organizzare un'asta con migliaia di partecipanti».
Brevettato il marchio Fantacalcio, Albini nel 2000 lo cede al gruppo Kataweb-L'Espresso. Dalla sua invenzione dice di aver guadagnato un bel gruzzolo, ma di non essere diventato ricco. «D'altronde si può proteggere un marchio, ma un'idea no. Mica si può vietare a un gruppo di amici di giocare fra di loro». Ma c'è un segreto per vincere al fantacalcio? «Sì, ma è doloroso. Bisogna dimenticarsi per un attimo della propria squadra del cuore. E poi avere fortuna, come nel calcio vero».