Albo unico, la Lombardia vuol contare di più

Laura Verlicchi

L’Albo unico è ormai alle porte, e il congresso unitario appena concluso lo ha dimostrato. Vi ha partecipato anche la nostra regione, che si sta preparando all’imminente cambiamento nella professione economica. Facciamo il punto con Mario Canevari, presidente dell’Unione regionale dei collegi della Lombardia.
Partiamo proprio dal congresso: che cosa è emerso?
«È stata un’esperienza positiva: al di là delle dissidenze, più minacciate che effettive, è apparso evidente che la grande maggioranza di entrambi gli ordini, ragionieri e dottori, continua a essere convinta che l’Albo unico sia un’esigenza naturale del mercato. Tutto questo, comunque, appartiene ormai al passato: ora bisogna guardare avanti. E a mio avviso è urgente lavorare per replicare, nella nuova realtà, un’esperienza come quella che l’Unione regionale della Lombardia rappresenta attualmente per i ragionieri».
Che cosa significa?
«Sono convinto dell’utilità di un’associazione con uno scopo, vorrei dire, politico. Il suo obiettivo, cioè, deve essere quello di trasferire ai vertici dell’organizzazione di categoria le esigenze della base professionale. Questa è una necessità particolarmente avvertita dalla nostra regione, il cui peso nella nuova professione unica rischia altrimenti di essere sottovalutato».
In che senso?
«Partiamo dai numeri: la Lombardia è un ventesimo del territorio nazionale ma qui vive e lavora un professionista economico su cinque. Questo già dice molto sul peso economico dei ragionieri lombardi, ai quali si deve una fetta importante dei contributi dell’intera categoria. Ma se poi ci spostiamo sul piano del giro d’affari della clientela, la proporzione è anche superiore. Al contrario, la struttura del nuovo albo unico, di fatto, tende a rafforzare gli ordini più piccoli e quindi anche regioni di minori dimensioni».
In che modo?
«Mi riferisco all’elezione degli organismi dirigenti della categoria. A differenza dei sistemi elettorali precedenti, quello previsto dal nuovo ordinamento prevede una rilevanza del voto decrescente in misura inversamente proporzionale al numero dei votanti. È un principio di tutela delle minoranze, al quale credo tuttavia debba essere coniugata l’esigenza di garantire il giusto peso alle regioni più importanti sia come numero di iscritti, che come rilevanza economica. E mi pare che sia un’esigenza condivisa anche dai dottori».
Avete avuto dei colloqui su questo argomento?
«Sì, tanto più che già esiste un coordinamento degli ordini dei dottori commercialisti, per così dire, del Nord Italia: in pratica, si tratta della Lombardia, più qualche ordine limitrofo. Partendo dall’esistente, dunque, la mia idea è quella di costituire un’Unione degli ordini lombardi all’interno del futuro Albo unico: è già all’opera un tavolo di lavoro ristretto a cui partecipano due rappresentanti dei ragionieri e due dei dottori. Tutto questo con un unico intento: garantire una rappresentanza al vertice, ossia il futuro consiglio regionale, che abbia un indirizzo comune. E riteniamo che sia nell’interesse dell’intera professione economica che, al di là dei numeri imponenti - saranno centomila gli iscritti in totale -, è comunque messa in difficoltà dalla riforma Mastella».
Un provvedimento giudicato negativamente da tutte le categorie professionali.
«Infatti, e da quelle economiche in particolare, che non hanno materie riservate, in cui svolgere attività in modo esclusivo, come i medici o gli avvocati. Alla base, a nostro avviso, c’è un errato concetto di concorrenza, che dovrebbe essere giocata soprattutto sulla qualità e sulla formazione. Se invece, come vuole la riforma, si scardinano gli ordini professionali a favore delle associazioni, che non hanno gli stessi controlli, l’unica base per la concorrenza diventa il prezzo. Ma quanti danni può fare un professionista incompetente? Troppi. Non intendiamo però restare inerti. È vero che nel nostro Dna non ci sono gli scioperi, tuttavia possiamo e vogliamo farci sentire. E proprio per questo lavoriamo per una categoria forte, coesa e con vertici stabili».