Album di ricordi del novantenne Vignetta

«L'unico al mondo che riuscì a vendere il ghiaccio agli esquimesi» così Giulio Tamaro, triestino e grande patriota, battezzò Silvio Edgardo Vignetta, anche l'uomo «migliore per le iniziative dell'azienda», quello che «fabbricava soldi». Silvio, a 90 anni, ha appena fatto stampare «Una lunga vita», destinato agli amici e ai tre nipoti (silvio@osten.it). Qualche editore di grido dovrebbe divulgarlo e farebbe un affare: sono quattro libri in uno. C'è uno spaccato su Port Said, Port Fuad, Alessandria d'Egitto dove il padre fu responsabile dell'elettrificazione dal Canale di Suez e poi Silvio si occupò di elettrificare la linea ferroviaria Cairo-Helhouan. Commuove, in quarta di copertina, la testa di negretta scolpita in un tronco da italiani, con lui nel 1940 al «Fayed». In questo campo di concentramento inglese grande l'umanità dei ricordi di vita e compagni come quando viene ucciso per sbaglio il siciliano che cantava «Vento vento» (poi un successo di Pavarotti) e nei rossi tramonti del deserto riempiva tutti di nostalgia per Patria e famiglia.
C'è l'aspetto di frequentazioni illustri come negli anni da ragazzo al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri di Torino, dove Silvio ebbe compagno di camerata Paolo Brichetto, padre della Moratti, un «Principe degli Studi», qualifica attribuita agli alunni più bravi. Convittore, oltre a tanti rampolli di industriali, i Marzotto, Gallo, Erba, anche Benito Albino, figlio di Mussolini e Ida Dalser, che in un'estate in cui non tornò a casa in Egitto fu in vacanza con lui al Castello di Montaldo, sede estiva dei Barnabiti.
C'è soprattutto - e per me è la parte più affascinante - il miracolo economico nel dopoguerra dell'impresa italiana cui Silvio partecipa. Per 23 anni sarà uomo chiave alla ESSE di Tamaro (Ente Specializzato Servizi Esportazioni). Nel '51 quando vi entra l'azienda ha 36 persone, nel '71 tremila dipendenti. Dopo un infarto sarà licenziato, ma dopo aver avviato in proprio altre società di successo, concluderà con tre consulenze per l'antico datore di lavoro che piangerà in morte nel 2002, con sobria e quindi più efficace commozione.
La Tamaro inizia con gli imballaggi: il cartone, troppo pesante, è sostituito dalla carta paglia, l'Italia però non esportava carta, perciò si allea con Olandesi esportatori. Frana la diga dello Zuiderzee e il mare invade le pianure olandesi ricche di grano e paglia, allora Silvio, a Londra, si accorda con la NORGE perché l'Italia, ormai unico produttore di carta paglia sul mercato europeo, non aveva i macchinari adatti. Nel '51 questo proprietario inglese, in visita a Milano, chiese in un negozio se poteva comprare «più di una camicia» perché noi, gli sconfitti, avevamo merce in abbondanza, mentre a Londra questa era ancora contingentata.
Alla Tamaro si scopre che una guaina di carta paglia per le bottiglie ne previene rotture: alla Tuborg e alla Carlsberg, Silvio si diverte a dimostrarlo lanciando contro le pareti bottiglie di birra così rivestite. Intanto i canadesi scoprono la «Semichimica», carta più economica, ma amici olandesi lo informano che in India e Africa si usano nei mercati vecchi giornali per impaccare le merci e in Somalia usano solo la «Resa rosa» che viene dall'Inghilterra dalle copie invendute del Financial Times. Silvio si accaparra le rese della Gazzetta dello Sport che stava aumentando la tiratura. Meditare (p.163) come «si sconfiggevano» sul mercato gli inglesi del Financial, altro che stare sull'attenti davanti ai giornali stranieri come ora si vorrebbe per commenti politici «cari alla sinistra»!
Suggestiva la descrizione della Milano dei luoghi di ritrovo Peck, Cova, Sant'Ambreus, Savini (pp.154/55), altrettanto suggestive le descrizioni di «54» Paesi e città importanti che Silvio conosce per affari. Nel Nord Europa alle cene di lavoro erano soliti ubriacarsi e per restare pimpanti gli uomini andavano alla toilette a vomitare il bevuto mettendosi due dita in gola, in Oriente certa prostituzione era un segno d'ospitalità, in Congo di disperate per garantirsi un pasto.
L'italianità di famiglia brilla in confronto a tali costumi. Basta un particolare. Quando si verifica l'innesto dei Vignetta con i Ferrero di Savona per il matrimonio della cugina maggiore Lidia, Silvio commenta sull'ingegner Cesare, il di lei marito: «Non posso dimenticare come diceva e faceva dire la preghiera prima dei pasti. Io lo faccio ancor oggi».