«Un album per superare il dolore dell’abbandono»

La cantante presenta «Flavors of entanglement», in cui racconta del suo Ryan fuggito poco prima delle nozze

da Roma

Ma figurati, lei è tranquilla come una pasqua: arriva, si siede, aggiusta il profondo décolleté, si sfiora i capelli ed eccola qui, Alanis Morissette, la più rockettara delle dame e la più intelligente delle rockettare, capace di parlare con calma ma, sempre con calma, di mandare a gambe all’aria i luoghi comuni. Lo ha fatto dodici anni fa con il favoloso Jagged little pill, album da trenta milioni di copie vendute, e lo fa pure ora con il nuovo Flavors of entanglement che, per essere tosto, è tosto, sa di quel bel rock americano corposo e ruvido ma scintilla anche di elettronica perché il produttore è un mammasantissima in materia (Guy Sigsworth, ha lavorato anche con Bjork e si sente). E poi c’è l’animo. Diciamo che Alanis Morissette – che il 22 canterà all’Heineken Jammin’ Festival e ieri sera era ai Wind Music Awards - ha scritto le sue nuove undici canzoni dopo aver preso un bello schiaffone d’amore: il suo Ryan Reynolds, attore così così, se ne è andato alla vigilia delle nozze per un’attrice che ora fa pure la cantante, Scarlett Johansson. E allora il nuovo album è il diario intimo di quest’abbandono, la cronaca filtrata di un cuore solo che guarda il mondo con occhi diversi, ha perso per strada i grandi ideali fradici di utopie e ora, che diamine, si accontenta della quotidianità.
Alanis Morissette, a 34 anni, lei è un simbolo delle donne rock: grintosa, elegante, combattiva.
«Ma un po’ sono cambiata. Prima cercavo disperatamente la felicità. Ora voglio essere in pace con il mondo. Certo, la ricerca dell’equilibrio è sempre il mio mantra mattutino, ma provo a essere in sintonia con sentimenti come il dolore, la rabbia e la gioia».
Il dolore è forse il motore più potente di Flavors of entanglement.
«Con le canzoni ho attraversato le cinque fasi del dolore: lo shock iniziale, la contrazione successiva, la rabbia, la tristezza e infine l’accettazione. Ci sono stati d’animo diversi in questi brani ma tutto parte da lì».
Perciò è arrivata a citare, come in Underneath, l’insegnamento di Gandhi o a scrivere un brano come Versions of violence.
«Lì parlo dei tanti modi di essere violenti ed esistono forme di violenza emotiva su donne e bambini che rimangono sempre nascoste. Mi spiego: quando ci si trova di fronte a un ragazzino o a una donna pieni di lividi si interviene, ma le vittime della violenza emotiva vengono ignorate».
Femminista?
«Sono sempre stata molto attiva nel campo dei diritti umani. Quand’ero bambina, mia mamma mi portava regolarmente alla mensa dei poveri. E ora, dopo un periodo esagerato in cui mi sono ritrovata coinvolta in tutte le cause possibili, cerco di concentrarmi sulla difesa dei diritti degli artisti, delle donne e dell'ambiente».
Appunto.
«Ma il discorso è molto diverso rispetto a tanti anni fa. Certo, il patriarcato e la prevalenza dell’uomo sono ancora forti ma, anche in campi rigorosamente maschili come il rock, sento un’atmosfera nuova. L’altro giorno ero a un festival in Olanda con i Rage AGainst the Machine esattamente come dieci anni fa. Ma allora ero impegnata a diventare più forte per competere con i maschi. Questa volta sono riuscita a mostrare disinvoltamente la mia femminilità. E tutto sembrava normale».
Lei debutterà anche come attrice protagonista.
«Sarò una donna che riceve un messaggio da un satellite che le dice di infiltrarsi in una casa discografica per realizzare brani allo scopo di far cadere il governo».
Insomma è l’adattamento cinematografico del romanzo di Philip K. Dick, Radio Free Albemuth.
«È una bellissima storia. E, se volessero, avrei anche pronte le canzoni per la colonna sonora».