Alcoa Spiragli di soluzione: il governo ottiene un rinvio al 22 febbraio

Dieci giorni di tempo per sciogliere gli ultimi nodi con l’Europa. Una periodo di tregua, per permettere al governo di recepire le eventuali osservazioni di Bruxelles al decreto che permette ad Alcoa e altre aziende di acquistare energia a prezzi scontati, durante il quale non ci dovranno essere iniziative unilaterali, come il ricorso alla cassa integrazione. Ieri doveva essere il giorno decisivo per capire se la multinazionale dell’acciaio chiuderà gli stabilimenti italiani di Portovesme e Fusina. Ma l’incontro tra governo, sindacati e l’azienda è servito solo a dare un limite al periodo di vigenza di quello che ormai viene chiamato Lodo Letta. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha chiesto e ottenuto dal management un rinvio al 22 febbraio. «I contatti con Pittsburgh vanno avanti, ma abbiamo ancora bisogno di tempo». Perché procede anche il lavoro diplomatico con la Commissione europea che potrebbe opporsi al decreto «grandi isole». Gli ostacoli sono stati quasi tutti superati e, almeno sul fronte europeo, la strada sembra in discesa. «Sebbene non sia ufficiale - ha spiegato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - sembra assai probabile» il sì dell’Ue. «È presto per dire che abbiamo vinto ma possiamo guardare con più fiducia di quanto non potevamo la volta scorsa. Il tempo è stato speso bene», ha commentato Gianni Letta durante l’incontro. «Il governo si è mosso bene» - ha commentato il segretario confederale della Cisl, Gianni Baratta. «Il tipo di soluzione individuato non è un aiuto di Stato». C’è, insomma, «uno spiraglio», accolto con sollievo da tutte le parti italiane, a partire dal governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci. Segnali di apprezzamento anche dalle opposizioni. «Se il governo fa la sua parte gli faccio un applauso», ha commentato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani.