Alcoa Verso un congelamento della produzione per sei mesi

La vertenza Alcoa si avvia a una soluzione transitoria: la garanzia della continuità produttiva per altri sei mesi, con il congelamento di qualsiasi atto unilaterale da parte dell’azienda. È la soluzione su cui hanno lavorato ieri sera governo, azienda e sindacati - riuniti a Palazzo Chigi - per scongiurare la chiusura degli stabilimenti del gruppo, o almeno di quello Portovesme. «Quello che conta è la continuità produttiva» ha sottolineato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fiducioso di poter arrivare a una composizione della vertenza «con un accordo» e convinto che ci possano essere «tutte le condizioni perché la Commissione europea riconosca la correttezza del provvedimento su Alcoa».
Il congelamento della vertenza Alcoa dovrebbe, quindi, consentire alle parti sociali di attendere il pronunciamento della Commissione europea sul cosiddetto «decreto Isole» che riduce il costo dell’energia. Il provvedimento, passato al vaglio del Senato, approderà in Aula alla Camera da lunedì 15 marzo e dovrebbe essere approvato entro la fine del mese. «Abbiamo l’appoggio pieno del governo», commenta il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, che prima dell’incontro aveva visto Silvio Berlusconi. «Speriamo in una parola chiara sul futuro dell’azienda - dice il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani -: noi chiediamo che Alcoa resti in Italia nei suoi stabilimenti, perché se si chiudono poi è difficile riaprirli». Se, infatti, il congelamento della vertenza interesserà sicuramente l’impianto sardo, c’è incertezza sulla sorte dello stabilimento veneto di Fusina. Nel caso in cui l’Alcoa dovesse chiudere, sarebbero però state già individuate possibili soluzioni per i circa 150 lavoratori interessati.