Alcol al volante: più palloncini e meno pubblicità

Anche in Lombardia e a Milano è alto il tributo di vite e di sangue che si paga ai guidatori ubriachi. Di là delle impennate nei weekend, è uno stillicidio di morti e feriti che le cronache registrano suscitando – è il caso degli ultimi giorni – allarme e sgomento comprensibili. Che fare? L’esperienza milanese dimostra che il «regolamento etico» dettato per le discoteche, e che avrebbe dovuto scoraggiare fra i giovani l’uso di alcol e pasticche, non funziona, così come non vanno avanti i corsi per gli automobilisti; i dati nazionali dimostrerebbero che non funzionano nemmeno gli spot antialcol.
Milano, tuttavia, è una delle città dove più intensi sono i controlli sugli automobilisti. L’anno scorso sono state ritirate, per guida in stato d’ebbrezza, 3.474 patenti su una media nazionale di 17.696. Poiché non è pensabile che il 20% degli automobilisti ubriachi si concentri a Milano, è più logico ritenere che nella nostra città si effettuino molti più controlli che in altre aree del Paese. I vigili ne fanno almeno venti ogni sera e 50 nei weekend e tuttavia questo sforzo non basta. Così come non basta l’azione svolta dagli altri corpi di polizia. I creativi della «pubblicità sociale» sono molto bravi, i messaggi che impegnano personalità delle istituzioni intelligenti, ma nel nostro pessimismo pragmatico crediamo di più ai controlli sulla strada e in prossimità delle discoteche. Ora, per fortuna, cambierà qualcosa: il Comune al sabato sera premierà chi supera l’esame etilometro con un pass per l’ingresso gratuito nelle discoteche.
In fatto di sicurezza Milano, pur con le ristrettezze imposte da un governo sordo, ha contribuito a tracciare strade e schemi nuovi. Potrebbe fare lo stesso nella prevenzione degli incidenti causati dall’alcol. Con uno sforzo, s’intende, perché qui di facile non c’è mai nulla.