Aldo, Giovanni e Giacomo: ecco gli astronauti visionari

Il trio ha debuttato l’altro ieri ad Ancona con il nuovo spettacolo che racconta un pianeta strano: il nostro...

nostro inviato a Ancona
A dieci anni dallo spettacolo I corti e dopo la parentesi (tutta milanese) di Tel chi el telun (1999), il trio Aldo Giovanni e Giacomo torna in palcoscenico con un nuovo show intitolato Anplagghed. Al Palarossini di Ancona si è tenuto il battesimo di una lunga tournée che porterà il trio a toccare tutte le principali città dello stivale (tra le altre date ricordiamo Napoli dal 17 marzo, Firenze dal 6 aprile e Milano dal 4 maggio). Anplagghed segna soprattutto il ritorno a un cabaret visionario e «buonista» che non scade mai nella lezioncina moraleggiante, regalando al pubblico lo spaccato di un «piccolo mondo antico» delle nostre periferie metropolitane. La regia di Arturo Brachetti (con il trio anche nel loro primo spettacolo) privilegia proprio il lato immaginifico che strizza l’occhio ai cartoon e agli effetti speciali. E questo fin dalla prima scena quando un’astronave si ferma sopra il palcoscenico per far scendere i membri di uno scalcinato equipaggio. C’è un maldestro ingegnere laureato al Cepu (Aldo), un robot zelante e saputello (Giacomo), un comandante pavido (Giovanni) e un automa che parla russo (Silvana Fallisi, che nella vita è anche la moglie di Aldo). Una volta scesi sul nuovo pianeta in perlustrazione i quattro stabiliscono un contatto con le «entità» indigene. E il loro primo scopo diventa quello di raccontare il mondo da cui provengono. Che poi è il nostro. Ed ecco susseguirsi una serie di scenette a tema, dove Aldo, Giovanni e Giacomo tornano a vestire i comodi panni di personaggi fin troppo sapientemente tagliati sulle loro corde espressive. Lo spettacolo, infatti, è stato scritto dagli stessi attori insieme ai compagni di strada di sempre: lo stesso Brachetti, Valerio Bariletti, Cesare Alberto Gallarini e i membri della Gialappa’s.
Una lunga teoria di microstorie che spaziano dalla lite di condominio, alla truffa del bancomat, fino ad arrivare alla premiazione finale nella serata degli Oscar. Per quest’ultimo sketch il trio si diverte a coinvolgere anche il pubblico, pescando tra le prime file i personaggi cui i premiati rivolgono i più calorosi ringraziamenti per averli aiutati nella prestigiosa vittoria. Tra quelli «pescati» al debutto del Palarossini c’è anche il sindaco di Ancona, Fabio Sturani.
Altri sketch, in verità, sanno di già visto. Come la visita in un museo d’arte contemporanea dove Giacomo si improvvisa critico d’arte e i suoi compari lo seguono fedelmente alla scoperta di tesori di inestimabile valore. Come per le «sedie» di Pistallone («Pensavo fosse uno della Lega», commenta distratto Giovanni) o le tele «tagliate» di Lucio Fontana, trattato - sempre dai due beoti compagni del critico - come il più sordido degli extracomunitari (era di origine argentina!) perché si permette di sfregiare delle preziose tele d’autore con il suo temperino.
Eppure l’incanto si ripete. Questa collezione di maschere urbane dai comportamenti fin troppo prevedibili riesce lo stesso a strappare risate ed applausi a scena aperta. Segno che la vena non si è esaurita e che i tre non hanno smesso di divertirsi. «Credevo che il tempo e il successo cinematografico li avrebbe sfiancati - ha commentato Brachetti alla vigilia del debutto - invece sono ancora carichi di energia e molto motivati. Tre artisti, insomma, che hanno ancora un bambino dentro che si scatena».