Aldo Mondano&C, non ci sono più gli olimpionici di una volta

C ome ci informa il Corriere della Sera, l’olimpionico della scherma Aldo Montano sta facendo di tutto per lasciare La Fattoria. In un’Italia che notoriamente non ha altri problemi di cui occuparsi, sono notizie. Risulta che il campione lascerà il reality pastorizio nei prossimi giorni, un po’ perché infortunato e dunque bisognoso di cure, un po’ perché non resiste più senza l’amata Manuela Arcuri. Anche queste, due grosse notizie. Ma c’è n’è persino un’altra, la più clamorosa: Montano avvertirebbe di nuovo una certa voglia di fare scherma. Alle volte, i casi della vita: un atleta professionista, improvvisamente, può anche sentire il richiamo dell’allenamento. È tremendo.
Vogliamo dirlo? Dopo la vittoria olimpica, Montano ha inseguito un unico risultato: arruolarsi in pianta stabile allo star-system e alla bella vita. Pacchi di novelle tremila riportano sue fotografie in feste romane, in feste sarde, in feste versiliane. Il gossip televisivo ha una finestra costantemente aperta sulla sua relazione con l’attrice ex di Totti, ex di Coco, ex di. Ma sulla Gazzetta, per una foto vittoria, non s’è più visto. Il contratto di 1,5 milioni con Mediaset lo impegna molto più della pedana. Il suo nome è Aldo Mondano.
Si può aggiungere qualcosa anche su un altro faccino olimpico, l’ormai celeberrima Carolina Kostner? Rispetto a Montano, la piccola pattinatrice non ha ancora vinto nulla. Eppure, come Montano, è già in carriera. Televisiva. Prossimamente sui nostri schermi, in spettacoli più o meno ghiacciati. Non ha ancora vinto nulla, ma è già una star. Se davvero ha numeri da campionessa, è sicuramente il modo più breve per azzerarli.
Tutto questo per dire cosa? Certamente nulla di moralistico. A infastidire non sono le scelte degli atleti che rincorrono il bel mondo. A rompere davvero l’anima è la retorica che da sempre circonda gli sportivi degli sport cosiddetti olimpici, o minori, immancabilmente contrapposti ai debosciati del calcio. Siamo subito pronti, ogni volta che un signor nessuno vince una medaglia: eccola qui, la faccia pulita di un’Italia migliore, che lavora, che suda, che soffre in silenzio, lontano dai riflettori, mentre quei lavativi-smidollati-mangiapane a tradimento dei calciatori guadagnano una montagna di soldi per andare in discoteca con le Veline. Di qui i buoni, di là i cattivi. Di qui i duri e puri, di là i viziati vanitosi. Di qui i simpatici, di là gli antipatici. L’atleta olimpico come un mezzo anacoreta, l’atleta calciatore come un mezzo mentecatto.
Anche se ci piace tanto, è una storia che deve finire. Dobbiamo farcene una ragione. Gli atleti degli sport olimpici non sono tutti come pensiamo e vogliamo che siano. Guarda caso, non appena vincono una medaglia, sognano subito uno sponsor, un contratto televisivo e un invito da Briatore. Tutto il male che dicono del calcio nelle loro interviste, al novanta per cento, è dettato dall’invidia: non si tratta di una censura morale, è solo la rabbia di chi sta fuori dal giro. E quando non li ritroviamo sulle terrazze romane e nei reality, non è perché non vogliono: semplicemente, è perché non ce li vogliono.