Ale & Franz, due simpatici truffatori

La coppia di Zelig ci riprova al cinema con "Mi fido di te", una commedia dolce amara sulla difficoltà di trovare lavoro. Un film godibile e più pensato di quello d’esordio. Racconta l’amicizia tra due quarantenni squattrinati, che per vivere si mettono a rubare

Roma - Ale&Franz e il cinema, capitolo secondo. E se nella primavera di due anni fa, dopo la visione del non esaltante La terza stella, il nostro Massimo Bertarelli vaticinava: «Aspettiamoli comunque al film d’appello, peggio non potrà essere», ora con Mi fido di te, i due comici milanesi sembrano dargli ragione confezionando una commedia godibile e molto più pensata di quella d’esordio. Anche se Medusa stavolta non si sbilancia e fa uscire il film dopodomani in quasi la metà delle copie di La terza stella.
Messi da parte il grande successo di Zelig con il celebre sketch che li vedeva seduti su una panchina, la consacrazione nazionalpopolare del festival di Sanremo era Bonolis, i libri E Larry? È morto! (Rizzoli) ed È tanto che aspetti? (Mondadori), l’irresistibile coppia, al secolo Alessandro Besentini e Francesco Villa, torna al cinema con l’umiltà che l’ha sempre contraddistinta. Ale&Franz si sono inventati una storia, scritta insieme a Walter Fontana, Mauro Spinelli e allo stesso regista del film Massimo Venier, che li vede protagonisti comici ma anche un po’ tragici. I loro personaggi, naturalmente omonimi, sono infatti presi dalla realtà, due tipi che per sbarcare il lunario s’inventano truffe d’ogni genere. Francesco una vita regolare ce l’avrebbe ma è stato licenziato da una multinazionale che delocalizza e non l’ha ancora detto alla moglie (interpretata dalla brava Maddalena Maggi). Alessandro invece è un piccolo truffatore che sogna una vita regolare lontana dall’incubo dello strozzino Kappadue (Ernesto Mathieux). Teorizza Franz: «Il velo di tristezza che c’è non è casuale. Volevamo parlare dei quarantenni e della realtà di oggi, sottolineando come sia facile perdere un lavoro e non ritrovarlo più. Anche i laureati hanno problemi per rimettersi sul mercato perché paradossalmente troppo qualificati. Naturalmente nel film le risate partono proprio nei momenti in cui non ci sarebbe niente da ridere. È la tipica formula della commedia che esorcizza la realtà. Non voglio fare parallelismi improbabili, ma ci sono alcuni film come I soliti ignoti che hanno dietro un dramma sociale enorme, lì c’è un gruppo di morti di fame e si ride di una tragedia. Forse siamo in un momento come quello, in cui c’è così poco da ridere che alla fine non rimane altro da fare».
E senza scomodare altri precedenti ingombranti come il mitico La stangata, in una calda estate milanese ben fotografata da Italo Petriccione tra ingegnose truffe al prossimo (che non sveliamo, anche se in parte ispirate alla realtà, perché sono il fulcro della storia) e irresistibili duetti, Mi fido di te si trasforma nel classico film di forte amicizia tra due uomini, in questo caso con una delicata leggerezza nel racconto propria di Massimo Venier (dietro alla macchina da presa di tutti i film di Aldo, Giovanni e Giacomo) tanto che Ale si sente di dire: «Sono due persone un po’ sole che diventano subito amici. È una bella cosa che vedo con tenerezza, mi sono molto affezionato a tutti e due». Così come il clima che si è creato sul set «è stato - ricorda Franz - contrassegnato dalla fiducia. Quando abbiamo pensato per la regia a Massimo Venier è perché ci piacevano i suoi lavori con Aldo, Giovanni e Giacomo, si capisce che c’è dietro un lavoro registico importante. Raramente mi è capitato di fidarmi così tanto di una persona, forse solo di Ale».
Prodotto come La terza stella da Roberto Bosatra, Marco Poccioni, Marco Valsania in collaborazione con Medusa e Sky, Mi fido di te ha una bella colonna sonora originale di Daniele Moretto e Paolo Jannacci (insieme anche al papà Enzo con Il ladro di ombrelli), accompagnata dal brano di grande successo di Elisa e Ligabue Gli ostacoli del cuore.