Alemanno commissario a tempo determinato

Il sindaco Gianni Alemanno ha annunciato che sarà nominato commissario con il compito di predisporre il piano di rientro «rispetto al deficit che abbiamo scoperto all’atto del nostro insediamento». Questo uno dei provvedimenti disposti dal governo per far fronte all’emergenza bilancio del Comune di Roma annunciati dal sindaco Gianni Alemanno in una conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo la riunione del consiglio dei ministri. «Il commissariamento scadrà il 30 settembre - ha spiegato Alemanno - ed entro quella data devo predisporre il piano che presenterò in consiglio dei ministri. Un accordo che reputo molto positivo che non consiste in una gestione commissariale ma in poteri speciali nell’ottica di quello che sarà il federalismo fiscale».
«Non è mai accaduto che arrivassero 500 milioni a metà anno. Ciò dimostra - ha continuato il sindaco - che non siamo in una situazione ordinaria e spero che a questo punto l’opposizione non continui a minimizzare». Alemanno non ha fatto riferimento alla quantificazione del deficit capitolino, sul quale riferirà oggi stesso in consiglio comunale. E sui particolari dell’intervento governativo non ha escluso che sempre oggi possano essere presentati in una conferenza stampa con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. A chi gli chiedeva se in consiglio dei ministri si siano registrate resistenze al provvedimento di palazzo Chigi per la capitale, ha risposto: «C’è stata una discussione: la richiesta dei ministri leghisti è stata quella di renderlo contestuale con il federalismo fiscale».
L’accordo, che prevede anche lo sblocco di 1,4 miliardi di fondi dalla Regione, è il frutto di un compromesso tra le varie anime della coalizione di maggioranza. Sul reperimento delle risorse finanziarie non c’erano mai stati problemi. La Lega voleva, piuttosto, che l’aiuto finanziario a Roma fosse legato a un processo di avvio del federalismo fiscale, oltre che di un reale risanamento. Anche se la strada era ormai spianata dagli innumerevoli incontri dei giorni scorsi, l’accordo sul quale si è registrato il nulla osta della Lega è arrivato comunque al termine di una laboriosa mediazione. Nei giorni scorsi, come è noto, il Carroccio aveva fatto resistenza, lo stesso leader Umberto Bossi aveva compreso dall’inizio che la situazione di Roma era delicata e che necessitava di un intervento. Ma il suo «sì» a uno sforzo economico del governo a favore di Roma, era stato vincolato alla presentazione di una documentazione comprovante il deficit di bilancio.
Lo stesso ministro del Tesoro Giulio Tremonti, a quanto si è appreso ieri, si era detto da subito favorevole. Così come i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, e i ministri di Alleanza nazionale. E la colazione di lavoro di ieri, con Letta, Tremonti, Ronchi e Maroni, è servita a vincere le ultime resistenze della Lega, in particolare proprio del ministro dell’Interno. A restare insoddisfatta probabilmente Letizia Moratti, sindaco di Milano, che martedì aveva detto chiaramente di non essere d’accordo col soccorso finanziario al Campidoglio.
Un giudizio positivo sulla manovra finanziaria varata dal governo sui tre anni 2009-2010-2011 viene espresso da Francesco Giro, coordinatore regionale del Lazio, commissario di FI a Roma e sottosegretario ai Beni culturali, che parla di «una straordinaria carta delle opportunità per costruire una nuova Italia. La manovra sarà una bella notizia sopratutto per Roma e per i romani grazie alla nuova delega per Roma Capitale accompagnata alle altre due deleghe sul Codice delle autonomie e sul federalismo fiscale che daranno alla capitale e alla sua Regione quel ruolo e quella forza e autonomia economica e di poteri regolamentari da troppo tempo attesi che aiuteranno Roma ad uscire dalla sua attuale crisi istituzionale ed economica. Siamo di fronte ad una svolta, ad una vera e propria rivoluzione copernicana».